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Ecco il festival che dura tutto l’anno Stampa E-mail
Senza tappeti rossi. Ma puntando tutto sulla qualità. Mentre Venezia e Roma si accapigliano, nasce la rete delle rassegne che fanno ricerca cinematografica e promuovono il film d’autore
di Alessia Mazzenga

Il battage è già partito per la terza edizione del Roma Filmfestival. Nonostante un programma che, dal 22 ottobre all’Auditorium di Roma, promette di raccontare un po’ più d’Europa e d’Italia, e meno dell’America, tv e giornali, quasi certamente, si concentreranno sullo sbarco in Italia di divi come Edward Norton, Al Pacino, Keira Knightley. Il glamour, il pettegolezzo, lo spettacolo - del resto non è una novità - prevarranno sul cinema e sul discorso relativo la qualità dei film. «In questi grandi festival è pesante l’aspetto esteriore dello star system - ammette Marco Bellocchio -. «Un sistema - dice il regista - a cui un po’ tutti gli autori si sottopongono nella speranza che poi si abbia la possibilità di diffondere il proprio film. Ne viene fuori una sorta di minestrone. E questo perché chi investe i propri soldi vuole che si parli del festival e della città, preoccupazioni dunque del tutto estranee al cinema». In controtendenza con i festival con molti mezzi e pochi contenuti, nella Capitale, Mc Cann Erikson e il Laura Filmfestival hanno presentato una nuova interessante iniziativa. Mentore lo stesso Marco Bellocchio, insieme a Gianni Di Gregorio, Elio Germano, Wilma Labate e Maurizio Micheli, nel dare il la a una rete associativa che per la prima volta crea un collegamento tra le varie manifestazioni di cinema che sono nate negli ultimi anni in Italia. Unificare la realtà disgregata dei festival indipendenti, fucine spesso di cinema di ricerca e sperimentazione, significherebbe dare loro maggiore visibilità e sopratutto creare un circuito per molte opere che altrimenti non avrebbero sbocchi commerciali. «È in corso una rivoluzione, le nuove tecnologie digitali hanno reso i mezzi di produzione audiovisiva veramente alla portata di tutti.

Oggi - spiega il regista Amedeo Fago, ideatore del progetto - c’è quindi la possibilità che si sviluppi un cinema più povero, artigianale, che però ha bisogno di essere sostenuto. I festival che hanno aderito al progetto offrono un momento di rapporto tra queste esperienze e la cultura cinematografica più alta». E questo in una congiuntura politico culturale che non gioca a favore. «La possibilità di far vedere film poco visibili è una qualità, una possibilità molto preziosa per un cinema che si sta perdendo e che peggiora nella sua qualità generale», sottolinea Bellocchio. Il regista, insieme ai critici cinematografici Adriano Aprà e Morando Morandini farà parte di un comitato che garantirà la qualità delle scelte e delle iniziative del Cinenet Festival. Non è un caso che alla presentazione della nuova rete fosse presente il regista Gianni Di Gregorio che, con il suo Pranzo di Ferragosto, premiato all’ultima Mostra del cinema di Venezia, ha dimostrato come un film prodotto con mezzi di tipo artigianale possa ugualmente ottenere grande successo di pubblico.

Ed è per sostenere realtà di questo tipo, di giovani o meno giovani talenti che difficilmente riuscirebbero a raggiungere i circuiti commerciali, per consentire a tutta una serie di film rari e di qualità di essere visti da un pubblico che altrimenti non li vedrebbe mai e soprattutto per apportare linfa vitale al nostro cinema che è nato il progetto del Cinenet festival. La rete di manifestazioni è coordinata a livello nazionale dall’associazione Laura Morandini del Laurafilmfestival e dall’associazione Maremetraggio organizzatrice del festival di Trieste. Un sito web avrà la funzione di mettere in comunicazione le varie realtà e di promuovere progetti, incontri e dibattiti. I festival selezionati, a oggi, sono venti, sparsi in gran parte del territorio nazionale e si svolgono durante tutti i mesi dell’anno, per questo gli organizzatori ripetono che il Cinenet festival. Per quantità di pubblico coinvolto e per durata nel tempo rappresenta «il più importante festival cinematografico italiano». Alcune di queste rassegne sono prestigiose, come il Bobbio film festival, altre hanno già una vita lunga: basta dire che il Bergamo film meeting da 25 anni presenta opere dal panorama europeo con una vocazione per i film del circuito underground o ancora in cerca di collocazione. Tanto da essere definito “mostra internazionale del nuovo cinema d’assai”. Oppure come la prestigiosa Mostra internazionale del cinema di Pesaro che si distingue per la sua ricca e originale documentazione, per la qualità degli approfondimenti e delle retrospettive. Fondata nel 1965 da Lino Miccichè e Bruno Torri è encomiabile per l’interesse dimostrato a avviare processi di evoluzione del cinema attraverso la ricerca di nuove immagini e offrendo materiale di studio e valutazione crirtica.

Accanto a questi festival nel Cinenet sono stati inseriti anche quelli caratterizzati da generi particolari come il Courmayer Noir In festival, che dal 1991 si occupa non solo di produzione cinematografica noir, ma anche di letteratura gialla e che da Variety è stato inserito tra i 50 festival imperdibili tra quelli del mondo intero. Naturalmente tra i venti festival ora in rete non potevano mancare quelli che in Italia si occupano del mondo dei filmati brevi, come il Festival internazionale del corto di Siena a cui partecipano registi di tutta Europa, oppure il Maremetraggio Festival di Trieste che mette a confronto i migliori corti già vincitori in altri festival. Insomma, una sorta di “best of the best” a livello europeo in cui figurano anche l’Arcipelago festival internazionale di cortometraggi di Roma, la più importante manifestazione italiana dedicata ai nuovi formati, un festival-laboratorio aperto alla sperimentazione ma anche ai grandi autori. Ma sono incluse nel progetto anche manifestazioni ancora piccole e piccolissime come il Corto Dams festival di Montà in Piemonte a testimoniare l’estrema varietà di proposte del Cinenet. «I grandi festival che puntano sul red-carpet - conclude Amedeo Fago - hanno come risultato finale un allontanamento del cinema dalla gente e dal pubblico reale. Dal punto di vista commerciale può anche essere molto utile per lanciare alcuni e ben determinati tipi di film, però poi sul piano della diffusione della cultura cinematografica producono un pessimo effetto».

10 ottobre 2008 

 
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