spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
La vita è un videogioco Stampa E-mail
Preti pedofili, manager impietosi, dipendenti geneticamente sottomessi, consumatori alienati. Non c’è da preoccuparsi. È stato tutto programmato da seri provocatori cresciuti nel culto della dissidenza multimediale
di Danilo Zanelli

Il programmatore di videogiochi può essere un artista dello sberleffo, un amante delle provocazioni, un dissidente multimediale. Può essere di tutto. Basti pensare che tra i padri nobili dei videogiochi anarchici e sediziosi c’è Metapet (2003) di Natalie Bookchin, una simulazione surreale della vita lavorativa, corrosiva metafora della società postfordista. Il giocatore è un manager senza pietà alle prese con i metapet, dipendenti votati all’obbedienza grazie a sofisticate tecniche di ingegneria genetica. Ma bisogna fare attenzione: il gene della sottomissione non è infallibile e i lavoratori possono rivelare un insospettabile spirito libertario. Sotto le spoglie di un metapet può celarsi addirittura un potenziale sindacalista.

Imparentato con Metapet è il più recente Shopmania, realizzato da Gamelab, la software house di Eric Zimmerman. Shopmania è il grottesco ritratto di una catena di supermercati: per vincere bisogna riempire i carrelli dei consumatori alienati che si aggirano tra gli scaffali con aria inconsapevole. Gamelab ha ideato anche Miss management, dedicato ai problemi di una manager che deve motivare gli impiegati del suo ufficio, cercando di ottenere dedizione e superlavoro con premi e punizioni. Non mancano, nel panorama dei videogiochi anticonformisti, riferimenti al cupo scenario internazionale: giochi contro la guerra, come September 12 e Antiwargame, e giochi che raccontano i conflitti dall’altra parte della barricata. Wafaa Bilal, iracheno residente in America, ha creato Virtual Jihadi: è la storia, a metà strada tra autobiografia e invenzione, di un artista che diventa un terrorista suicida in seguito alla perdita del fratello (ucciso dal nemico).

La critica sociale è evidente anche nei videogiochi di Molleindustria, un progetto portato avanti da alcuni programmatori italiani, vera e propria fucina di trovate feroci. La creazione più nota del gruppo è Pretofilia (2007), il gioco dei preti pedofili che tentano di compiere impunemente i loro misfatti, grazie all’omertosa complicità del Vaticano. All’epoca della sua uscita ha suscitato interrogazioni parlamentari, interventi di censura e polemiche. Un altro gioco, Io uccido Faletti, è una sorta di invettiva: «Gioca a uccidere Giorgio Faletti, il testimonial della demenziale campagna contro la pirateria multimediale del governo». McDonald’s, invece, è un passatempo istruttivo: i giocatori reggono le sorti della multinazionale americana, seguendo tutte le fasi del processo produttivo. Gli autori rivolgono un consiglio a chi si cimenta nell’impresa: «Per avere successo e rimanere alla guida della più grande catena di ristorazione del mondo non dovrai farti nessuno scrupolo». Il suggerimento, per la verità, è superfluo: nessuno si aspetta esitazioni e compassione da chi dirige una multinazionale. Quest’anno ha fatto discutere Faith Fighter, rivisitazione dei videogiochi di combattimento tradizionali. Nel sito leggiamo: «Faith Fighter è un picchiaduro per questi tempi oscuri. Scegli il tuo credo e spacca il culo a chi non la pensa come te. Dai sfogo alla tua intolleranza! L’odio religioso non è mai stato così divertente».

Sempre politicamente scorretti, talvolta geniali, i programmatori di Molleindustria ritengono che il videogioco sia un veicolo dell’ideologia dominante. Per questo cercano di offrire un punto di vista radicalmente alternativo, con le loro velenose caricature dei videogiochi in commercio.

22 agosto 2008

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer