spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Olimpiadi da paura Stampa E-mail
Left n.31 dell'1 agosto 2008Il terrorismo soffia dal Nord-Ovest, dove risiede un’etnia turcofona di religione musulmana. Eppure la popolazione sotto controllo non teme Osama bin Laden. I cinesi sono angosciati per la repressione e dalle spese che dovranno pagare i più poveri
di Vincenzo Mulè

Diritti umani, libertà d’informazione, incubo smog e pericolo terrorismo. Forse qualcuno, a Pechino, avrà rimpianto la tregua olimpica. Ma, al contrario dell’astensione da ogni tipo di conflitto durante i Giochi, le autorità cinesi avrebbero gradito una sosta all’ondata di cattive notizie e di eventi negativi che hanno caratterizzato l’avvicinarsi all’8 agosto. Una Pechino blindata sta accogliendo gli atleti. Nella Capitale sono già dispiegati migliaia di soldati. A questi si aggiungono 40mila poliziotti, 27.500 armati, 10mila guardie di sicurezza, 300 guardie anti-terrorismo e 15mila volontari della guardia civile, oltre alla normale rete di informatori e spie. La paura è quella di un attacco terroristico. Il pericolo viene dallo Xinjiang, la regione del Nord-Ovest abitata dalla minoranza etnica degli uighuri, un’etnia turcofona di religione musulmana. Il Xinjiang confina con otto Paesi, cinque dei quali musulmani (Kazakhistan, Kirghizistan, Tajikistan, Afghanistan e Pakistan). Gli allarmi sulla situazione nella regione si sono succeduti fin dall’ anno scorso, quando le autorità cinesi hanno affermato di aver smantellato un campo di terroristi del Movimento islamico del Turkestan orientale (Etim), un gruppo legato all’internazionale del terrore che fa capo a Osama bin Laden. Da allora, i messaggi terroristici si son fatti costanti. E, ora, chiunque usa la metropolitana della Capitale deve passare attraverso controlli come negli aeroporti, sottomettendosi al metal detector e pronti ad aprire valigie e borse. Anche i passeggeri di viaggi in pullman verso le città dove si svolgono i Giochi vengono controllati nelle sale di aspetto e prima di salire sui bus.  Tutta la popolazione è, insomma, sotto controllo.

Molti cinesi speravano che lo slogan dei Giochi “Uno solo mondo, un solo sogno” si applicasse anche a tutte quelle libertà godute dall’Occidente. Invece, secondo quanto riporta il sito AsiaNews, autore di un sondaggio in Cina con risposte giunte da grandi città come Pechino, Shanghai e Tianjin, e da diverse regioni quali Hebei, Guangdong, Zhejiang, Jiangsu, Shandong, Sichuan, Ningxia, Hubei, sono in molti a definire le Olimpiadi a Pechino come «una tragedia». Soprattutto viene sottolineato come la spesa per ospitare i Giochi sia troppo alta per quella che a molti appare una semplice operazione di immagine. Dall’indagine emerge che molti avrebbero preferito che i soldi investiti (almeno 80 miliardi di rmb, circa 8 miliardi di euro, per le costruzioni; 200 miliardi di rmb in tutto, pari a 20 miliardi di euro) venissero utilizzati per migliorare la condizione dei poveri e degli studenti. Tutti hanno il terrore che dopo i Giochi vi sarà una crisi economica e che le spese le dovranno pagare i poveri. Le Olimpiadi sono viste anzitutto come un peso perché molta gente ha perso casa, negozio o lavoro (a causa degli espropri) per costruire le sedi olimpioniche. Molti altri si lamentano perché a causa dei pochi giorni di spettacoli agonistici, la loro vita è cambiata: non possono usare la macchina; sono sottoposti a controlli di sicurezza; non possono fare spese nel loro quartiere (troppo vicino al villaggio olimpico).

Non passa giorno in cui Amnesty international non attacchi la giunta diPechino. L’ultima accusa, peraltro rivelatasi poi fondata, riguarda la censura su internet. Il Cogop, il comitato organizzatore dei Giochi, ha infatti comunicato che ci saranno limitazioni nell’accesso ai siti web durante i Giochi. «Ora mi rendo anche conto che alcuni funzionari del Cio hanno negoziato con i cinesi sul fatto che alcuni siti sensibili saranno bloccati perché non sono considerati collegati ai Giochi», è stata l’amara conclusione di Kevin Gosper, responsabile della commissione stampa del Cio, il Comitato olimpico internazionale. Che qualcosa fosse cambiato all’interno del Cio si era capito da un’intervista rilasciata dal suo numero uno all’Equipe Magazine. Nel colloquio, Jacques Rogge spiegava che «ragioni di Stato mi impediscono di parlare in maniera approfondita dei diritti umani in Cina».

1 agosto 2008

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer