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Storie di vite in vendita su eBay. Raccontate alla Perec

Immaginate di vendere la vostra vita, con tutto quel che c’è dentro, amici, famiglia, abitudini. Vi sembra un’assurdità, una trovata da romanzo cyberpunk? Paolo Di Paolo, scrittore e giovanissimo critico letterario, con Raccontami la notte in cui sono nato (Perrone) mette in scena una storia del genere ispirandosi a una storia vera, quella del ragazzo australiano che nel 2007 ha messo in vendita su eBay la sua vita per 6.000 dollari. Così Lucien, 24enne (più o meno come l’autore), cronista fin da bambino, vende la sua vita a Filippo, disegnatore, conosciuto on line andando alla ricerca di un libro illustrato da Richard Scarry. Dopo avergliela venduta si accorge di essere basso di statura, di star invecchiando, decide di partire per Milano e di aprire un quaderno dalla copertina nera. Mentre Filippo, dopo averla acquistata, gliela racconta e anzi gli mostra quanto sia interessante, soddisfacente, piena di piacevolezze. Poi Filippo si metterà con la signorina F., di cui Lucien era innamorato, la quale resta incinta. Nelle ultime pagine vediamo così la «donna dalla pancia tonda», che come in un poema in prosa apre ogni capoverso, in attesa di un parto che acquista valore simbolico e rigenerativo. Sotto i numi o fantasmi di Magritte e Perec, qui citati, Di Paolo scrive un romanzo-monologo concentrato, teso, accurato nei dettagli, che insinua dei dubbi sul reale attraverso il reale stesso. E anzi direi pirandellianamente si mostra scettico sulla consistenza e continuità dell’io: restano infatti a galla scene, frammenti, esperienze separate, «ma non io».

Le pagine che ricostruiscono un periodo storico sono efficaci, e così le notazioni di viaggio, tra Parigi e New York, si rivelano sottili e poetiche, come il vento nei film di Fellini, qui rievocato. Il libro convince di più quando ritrova per intero una semplicità di pronuncia e di racconto, quando evita l’iperletterarietà (presente financo nel risvolto di copertina, dalla prosa un po’ leccata). Il finale è edificante e a tratti didascalico. Lucien capisce che non sta bene vendersi la vita online, che in fondo basta far finta di vendersela reciprocamente tra amici, o meglio ancora è sufficiente che ci immaginiamo un numero infinito di vite senza però, beninteso, “rinunciare alla nostra”; che è poi la vocazione stessa della letteratura (quasi una estensione del gioco infantile del «Facciamo che ero…»). Forse qui avrei voluto un po’ più di ironia e di spirito ludico-anarchico, à-la-Perec, mentre Di Paolo appare serissimo, pensoso, impegnato a sviscerare in ogni modo la propria metafora iniziale. E anzi alla fine scopriamo che dietro la freddezza dell’esperimento l’autore ha un cuore palpitante, incline a toni crepuscolari. Forse il progetto del romanzo - assai ingegnoso - è meglio della sua esecuzione, e quasi funziona di più come idea per un soggetto. Però la scrittura di Di Paolo riesce a renderlo sempre verosimile, e resta comunicativa anche quando più rarefatta. Alla fine il lettore si convince di non rinunciare alla propria vita, benché non l’abbia scelta, che è inevitabile e preziosa. Infatti anche l’esistenza apparentemente più insignificante, se guardata da un angolo diverso, rivela un destino e diventa a sua modo epica. Ogni romanzo, come sapeva Hegel, rende epica la nostra stessa quotidianità.

di Filippo La Porta

11 luglio 2008

 
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