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Criminalità da spiaggia Stampa E-mail
Alla fine della stagione turistica scadranno le concessioni a cinque spiagge libere del litorale romano. Del nuovo bando nessuna traccia, anche se la malavita ha già minacciato chi ha mostrato interesse a entrare nel business
di Vincenzo Mulè

Raccontata come una semplice storiella potrebbe celare anche risvolti divertenti. Letta con più attenzione, rivela una realtà malata. Una donna entra all’ufficio spiagge della XIII Circoscrizione di Roma per avere informazioni sul prossimo bando per l’assegnazione della gestione delle spiagge del litorale di Ostia. In attesa di informazioni, dopo qualche minuto nei locali appare improvvisamente un uomo che le si avvicina e la informa che l’argomento non la deve riguardare. L’uomo non era un impiegato comunale. Probabilmente, invece, apparteneva a qualche organizzazione criminale che da tempo ha messo gli occhi sugli affari del mare romano. Contrariamente a quanto si pensi, però, il controllo delle spiagge risponde più a un’esigenza di immagine che a un effettivo guadagno. È chiaro che il movimento estivo legato al mare porti dei cospicui guadagni verso chi gestisce uno stabilimento balneare, ma per la criminalità controllare una fetta di territorio così importante e strategica significa mandare un messaggio al territorio, un segnale di potenza e controllo agli abitanti. Senza dimenticare la posizione di Ostia, nodo strategico verso il porto di Roma e l’aeroporto di Fiumicino. Alla fine della stagione balneare 2008, cinque spiagge libere vedranno scaduta la loro concessione. Finora, nessuna traccia del nuovo bando di assegnazione. Dagli uffici della presidenza del XIII municipio fanno sapere che il documento è in lavorazione, anche se non sono in grado di anticipare la data di uscita. Quello delle spiagge è un business da 500mila euro a stagione moltiplicato per gli otto chioschi attrezzati che saranno concessi ad altrettante cooperative sociali o consorzi tra il porto e il lungomare di Levante.

Le aree in questione sono 5 porzioni omogenee di 200 metri ciascuna sul lungomare Duca degli Abruzzi (fino a piazza Scipione l’Africano), la spiaggia lunga 150 metri sul lungomare Paolo Toscanelli tra l’Istituto Figlie di Maria e lo stabilimento La Conchiglia; i 50 metri tra lo stabilimento Delfino e il Belsito; i 150 metri di spiaggia, infine, sul lungomare Amerigo Vespucci tra il Bungalow e La Bonaccia. Sulle modalità dell’assegnazione dei 1.350 metri di spiagge è dal 2002 che fioccano ricorsi al Tar e denunce alla magistratura. Per determinare l’ultima assegnazione delle spiagge, nel 2006 furono necessari due bandi di concorso e l’intervento delle forze dell’ordine. Molti dei vincitori della gara, infatti, rinunciarono a esercitare il loro diritto sotto le pressioni della criminalità organizzata. Solo nel febbraio del 2007, il municipio, allora guidato da Paolo Orneli, riuscì a emanare un bando per «il conferimento a cooperative sociali, piccole cooperative ed associazioni senza fini di lucro, dei servizi connessi alla balneazione relativamente a tre spiagge libere in concessione al Comune di Roma sul lungomare Duca degli Abruzzi per il triennio 2007/2009». Le associazioni dovettero dimostrare di avere obiettivi di prevenzione dell’illegalità, di tutela ambientale, di emancipazione giovanile, socio-culturale e di recupero sociale. Giusto un anno fa, nel luglio 2007, fu necessario un sit in di fronte alla Social beach per attirare l’attenzione sul fenomeno criminale legato alla gestione delle spiagge. Affidata alla cooperativa sociale Il solco dopo essere stata strappata alla criminalità organizzata, l’arenile e chi l’aveva in gestione furono ripetutamente oggetto di violenze e intimidazioni iniziate in concomitanza con la scarcerazione dei presunti eredi della Banda della Magliana. La malavita rivoleva indietro ciò che le era stato tolto. E provò a riprenderselo con ogni mezzo. Il 1o agosto sempre dello scorso anno in una interrogazione parlamentare il deputato Carlo Leoni chiedeva al ministro dell’Interno Amato quali iniziative «intendesse intraprendere per contrastare la criminalità organizzata nel litorale e nell’entroterra a sud di Roma e quali iniziative intendesse avviare per tutelare gli operatori sociali che gestiscono le spiagge in questione ad Ostia». È proprio il campo della cooperazione sociale quello dove la criminalità ha cercato di infiltrarsi per tornare in possesso dei beni a essa confiscati. Molte volte riuscendoci. Fu l’operazione Anco Marzio che svelò questo nuovo filone. Diciannove richieste di custodia cautelare, nove rinvii a giudizio per sgominare un’alleanza economica rivelarono come a Ostia un consorzio criminale avesse instaurato una gestione del territorio di stampo economico, equamente suddivisa tra il clan camorrista dei Senese e la famiglia siciliana Triassi. Violenza, intimidazioni, anche un triplice tentativo di omicidio, traffici illeciti: così l’organizzazione mafiosa si era creata il proprio ambito nel territorio di Ostia. Quello che emerse fu una vera e propria rivoluzione nell’ambito della criminalità: raggiungere il profitto economico attraverso il monopolio di un settore. E a Ostia il settore erano i videopoker. Fu il parallelo sequestro di diverse attività commerciali, che fruttavano centinaia di migliaia di euro, a rivelare l’infiltrazione nelle coop sociali. Tra queste, il parcheggio esterno del porto di Ostia, di pertinenza della società titolare del porto, che lo aveva dato in concessione gratuita alla cooperativa Marta, costituita da alcuni uomini dell’associazione.

In un anno, grazie alla gestione del parcheggio, entravano nelle tasche dei malviventi circa 500mila euro. Non soltanto il parcheggio, ma anche tre chioschi del litorale di Ostia ponente erano nelle mani della banda: La baia, La scogliera e un terzo della cooperativa Ics. Anche questi chioschi, di proprietà demaniale, erano stati dati in concessione ad alcuni degli esponenti dell’associazione che, nella gestione, riuscivano a guadagnare intorno ai 300mila euro a stagione. Attività che servivano per ripulire i capitali illeciti. L’inchiesta fu avviata all’indomani dell’omicidio di Paolo Frau. Personaggio di spicco della Banda della Magliana, «Paoletto» era amico fraterno di Danilo Abbruciati, il capo dei «testaccini» ammazzato nell’82 a Milano durante il fallito attentato a Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano. Due le indagini, la prima della Polaria su un traffico di cocaina proveniente dal Sudamerica, la seconda della mobile sui delitti che insanguinarono Roma fra gli anni 70 e 90. Due filoni destinati a unirsi. Sul litorale di Ostia.

4 luglio 2008

 
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