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Sinistra e Pd, divisi sull’energia Stampa E-mail
Malgrado alcune similitudini, i programmi di Veltroni e Bertinotti sono molto diversi anche sui temi ambientali. La Sinistra punta a sostituire completamente le fonti fossili con le rinnovabili
di Massimo Serafini

La campagna elettorale è iniziata: Veltroni gira l’Italia a bordo di un autobus dipinto di verde e si impegna a compensare le emissioni del suo mezzo piantando un numero adeguato di alberi, Bertinotti terrà i suoi comizi da un palco con utenze elettriche alimentate da celle fotovoltaiche. Il programma del Partito democratico per quanto riguarda l’energia sembrerebbe simile a quello della Sinistra: ambedue si propongono la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle fonti alternative.
In realtà le differenze ci sono e sono anche profonde poiché attengono alle prospettive e alle modalità di cambiamento del modo di produrre energia anche nel prossimo futuro. Malgrado l’evidente crisi del sistema basato sugli idrocarburi, determinata dall’irrompere sul mercato di nuovi grandi consumatori come Cina e India e dal conseguente inarrestabile aumento del prezzo del greggio e di quello degli altri combustibili a esso indicizzati, il Pd ritiene l’impiego delle energie rinnovabili comunque marginale, mentre la produzione di base dell’energia necessaria al Paese deve continuare a utilizzare idrocarburi come gas e carbone, magari con l’ausilio di tecnologie per il sequestro della CO2, oltre a notevoli pressioni per reintrodurre il nucleare. Tutto questo deriva dalla necessità di mantenere il sistema delle grandi compagnie energetiche fornitrici di combustibili e produttrici di energia elettrica che in Italia fanno riferimento soprattutto al Pd.

La concezione della Sinistra è molto diversa
poiché punta alla totale sostituzione delle energie convenzionali con quelle rinnovabili. È chiaro che ciò non può avvenire improvvisamente, ma deve scaturire da un processo graduale ma continuo, come si sta facendo in altri Paesi europei, che deve avere fasi di transizione anche lunghe ma che deve tendere all’obiettivo di liberarci dagli idrocarburi per avviarci all’era dell’energia pulita. Con le fonti fossili non serviranno più le grandi multinazionali e la gestione centralizzata dell’energia: ogni casa, ogni condominio, comunità, quartiere, centro commerciale, fabbrica produrrà l’energia di cui ha bisogno sfruttando la fonte rinnovabile più conveniente secondo le caratteristiche del sito. I grandi impianti di produzione di energia elettrica ed estrazione di petrolio, carbone, gas, così come le reti di trasmissione ad alta tensione e gli oleodotti e gasdotti spariranno. Resteranno solo le reti di interconnessione di milioni di produttori che si scambieranno i surplus di energia prodotta dai loro piccoli impianti che sfruttano il sole, il vento, il calore del sottosuolo, la forza dell’acqua fluente. Contemporaneamente dovranno cambiare sia gli stili di vita sia i modi di produzione e consumo che dovranno diventare meno energivori e tendere ad azzerare i rifiuti. Le abitazioni saranno progettate con criteri bioclimatici che richiederanno minimi apporti energetici esterni e i mezzi di trasporto saranno sempre più collettivi, soprattutto nelle città, mentre le automobili, a zero emissioni, saranno anch’esse a trazione elettrica.

Tutto ciò non è un libro dei sogni
ma è l’unico futuro possibile per l’umanità. È ormai chiaro che il petrolio ha raggiunto il picco di produzione, i mutamenti climatici a livello planetario sono molto più veloci di quanto previsto e quindi è necessario prepararsi a grandi cambiamenti a livello tecnologico e industriale. È questa la vera proposta della sinistra ambientalista: preparare il Paese a un futuro sempre più vicino, senza combustibili fossili, trasformando il sistema industriale con investimenti nella ricerca di tecnologie avanzate, incentivando lo sfruttamento di energie rinnovabili, favorendo con strumenti fiscali e finanziari gli interventi di risanamento edilizio volti al risparmio energetico, permettendo solo la costruzione di nuovi edifici autosufficienti energeticamente, promuovendo l’impiego e lo sviluppo dei mezzi collettivi di trasporto. Non si tratta di divergenze di poco conto, a cui ne vanno aggiunte altre: la Sinistra resterà contraria all’impiego di risorse per la ricerca in campo nucleare volta a reintrodurre questo tipo di energia nel nostro Paese, sia per motivi ambientali (smaltimenti scorie) che per motivi pratici (tempi lunghi per costruire una centrale e costi eccessivi), senza contare che comunque anche le scorte di uranio sono molto limitate. Né siamo d’accordo a impegnare sforzi e risorse economiche per sviluppare metodi di immagazzinamento della CO2 in depositi naturali, con il solo scopo di protrarre l’impiego di combustibili fossili, soprattutto il carbone. Migliore impiego di tali risorse è sicuramente la ricerca e lo sviluppo, ad esempio, delle celle fotovoltaiche, suscettibili ancora di notevoli miglioramenti. Paradossalmente un punto di accordo si può trovare su ciò che invece il Pd ritiene sia uno dei principali elementi che ci dividono: l’esigenza che le forniture di gas vengano diversificate, per non dipendere solo dalla Russia e dall’Algeria, che alimentano i nostri gasdotti e quindi sull’opportunità di costruire alcuni rigassificatori, a patto che il maggior gas importato venga usato per la microcogenerazione e rigenerazione e in cicli combinati in sostituzione di centrali a olio e carbone.

Infine i trasporti: il Pd pensa a grandi opere, come lo sviluppo della Tav e il potenziamento della rete autostradale, e poco a progetti che permettano il trasferimento delle merci da gomma a ferro o cabotaggio. Soprattutto c’è una forte sottovalutazione dei principali problemi di mobilità che questo Paese ha: il traffico che congestiona le città e quindi il potenziamento del trasporto pubblico urbano e la pendolarità di migliaia di lavoratori che ogni giorno combattono con una rete ferroviaria locale assolutamente obsoleta. Insomma è il momento di decidere se si vuole essere fra quei Paesi che guideranno il passaggio a nuove energie e nuovi modelli di produzione e consumo o se si vuole continuare a difendere un sistema industriale e consumistico che non è più portatore di benessere ma di catastrofi e guerre. Noi, a differenza del Pd, crediamo che sia il momento per prendere risolutamente questa strada: un mondo pulito è possibile!

29 febbraio 2008 

 
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