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Fausto scende in campo Stampa E-mail
Left n.5 dell'1 febbraio 2008Inizia una lunga campagna elettorale. La Sinistra alla prova dell’unità. Tra incertezze di metodo e di merito, dispetti e avversioni personali. Per Bertinotti arriva il momento di tornare in campo
di Luca Inglese

Dall’appuntamento romano degli Stati generali di dicembre, passato il tempo di sorrisi e strette di mano per i fotografi, cosa ne è stato del nuovo soggetto della sinistra? Le manovre di avvicinamento hanno registrato progressi notevoli sul fronte Rc-Sd. Lo stesso si può dire per i Verdi nelle ultime ore. Mentre resta conflittuale e irrisolto il rapporto con il Pdci di Diliberto.
L’unione della sinistra è un processo potenzialmente lacerante per Rc che al suo interno vede posizioni diverse. Innanzitutto tra favorevoli e contrari. Favorevoli sono tutti i componenti della maggioranza del congresso di Venezia, la maggioranza di Bertinotti che si è parzialmente allargata per includere una parte di coloro che avevano votato la seconda mozione (“essere comunisti”). Come il segretario della federazione di Torino, Gianni Favaro che con Sandro Valentini sono ormai, di fatto, in linea con la maggioranza. “Dialoganti” o almeno non contrari, sono lo stesso Claudio Grassi e Alberto Burgio. Rispetto alla maggioranza congressuale si è invece differenziato Ramon Mantovani che sostiene l’ipotesi della Sinistra europea ma non quella della Sinistra arcobaleno, perché a suo dire si tratterebbe di un’aggregazione poco chiara quanto ai contorni della cultura politica, dunque sostanzialmente di ceto politico ed elettoralista. Sono contrari gli esponenti più “ortodossi” della ex mozione “essere comunisti”, ora raggruppati nella nuova area politica della rivista  l’Ernesto, Fosco Giannini e Gianluigi Pegolo, i quali propongono “l’unità dei comunisti” in uno schema simile a quello del Pdci. All’interno della maggioranza ci sono differenze sulle modalità dell’unione: Paolo Ferrero, Luigi Vinci, e parte del Forum delle donne, sono favorevoli a una soluzione confederale sul modello dell’Flm (l’esperimento della federazione unitaria delle organizzazioni dei metalmeccanici), ma contrari sostanzialmente a un soggetto politico nuovo. Nichi Vendola, Gennaro Migliore, i giovani del partito (De Palma, Fratoianni), Ferrara, Caprili, Forgione e Zipponi sono più vicini all’ipotesi bertinottiana: ovvero la necessità di approdare a un nuovo soggetto politico unitario, capace di ospitare tutte le culture critiche del panorama progressista, esaltando lo sforzo di innovazione politico-culturale che Rc ha compiuto in questi anni. A partire dall’internità ai movimenti e dal dibattito sulla nonviolenza. Giocando con le parole Vendola, a dicembre, parlò di partito come un parto, una nuova nascita. Il segretario Franco Giordano, da sempre bertinottiano doc, è  anche lui un convinto fan del soggetto unitario, seppure si trovi nella condizione di dover mediare tra le diverse posizioni nella maggioranza. A lui toccò il poco invidiabile compito della gestione del partito post-Bertinotti (e al governo). Se sotto la sua direzione sono aumentati i tentativi di “differenziazione” e le tensioni interne, oggi Giordano può vantarsi di aver tenuto insieme tutti i pezzi e di uscire dall’esperienza del governo Prodi a testa alta. Fuori dal governo, però, le forze centrifughe potrebbero diventare ingestibili.    

Il partito di Diliberto, favorevole nei proclami, che ha perso per strada Armando Cossutta, ormai convinto sostenitore del soggetto unico della sinistra, appare invece spesso contrario nella sostanza al processo unitario. Non a caso in questo frangente di crisi si distingue dalle altre forze della Sinistra arcobaleno per la volontà di presentarsi da solo con la falce e martello. Le difficoltà appaiono due. La prima di ordine culturale: il partito ha puntato molto sull’ “orgoglio identitario comunista”. E l’attaccamento ai simboli storici. L’abbandono dei quali produce chiaramente un effetto di forte spaesamento. Poi ci sono gli ostacoli di natura caratterial-personalistico. Ovvero tutti i rancori accumulati, e ancora non digeriti, dai tempi della separazione da Rc. Certamente contrarissimo e pronto alla scissione dal Pdci è Marco Rizzo. Rizzo però controlla solo Torino, mentre il resto del partito è saldamente in mano al segretario.
I Verdi sembravano soffrire un problema identitario non dissimile da quello del Pdci. Con la differenza che rispetto alla cultura ambientalista, il desiderio di contaminazione, e quindi l’apertura, da parte di Rc e Sd è grande. Come si è dimostrato nell’elaborazione del nuovo nome e simbolo. Questo, assieme al linciaggio mediatico del segretario Pecoraro Scanio, in seguito alla vicenda dei rifiuti campani, ha prodotto recentemente avvicinamenti sostanziali.
Sinistra democratica procede con decisione verso l’unità. Molto si deve probabilmente a una capillare e continua azione diplomatica e di tessitura di rapporti della dirigenza di Rc con Mussi e i ribelli ex-Ds. Sinistra democratica ha perso per strada Angius e l’area socialista, e affronta l’opposizone interna del pezzo della Funzione pubblica Cgil, rappresentata da Carlo Podda e Paolo Nerozzi, e  di Fabiano Crucianelli. Insomma, al momento la Sinistra arcobaleno nasce dalla spinta di Rifondazione, dei Verdi e di Sd sul fronte politico, e della Fiom sul fronte sindacale.

Complessivamente, quindi, un puzzle non semplice. Ai problemi di tenuta interna di Rc, alla tenuta del rapporto con Mussi, e alla ricomposizione dei rapporti con Diliberto la risposta sembra essere una sola: Fausto Bertinotti. Il presidente dovrà presto accettare l’idea che il tempo delle eleganti e felpate atmosfere istituzionali è finito. La ressa chiama un arbitro (e uno stratega) sapiente. Bertinotti,  per statura politica, umana e culturale è forse l’unico in grado di garantire a tutti una “equità” interna nel processo. Al di sopra delle lotte intestine, genuinamente visionario, il subcomandante Fausto non potrà seguire il processo unitario dalla «quinta o sesta fila», come ha dichiarato recentemente in un’intervista. Perché stavolta, come lui stesso scrive sul bimestrale che dirige, alternative per il socialismo, ne va dell’“esistenza stessa” della sinistra italiana.

1 febbraio 2008 

 
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