Il Blocco studentesco, formazione giovanile della Fiamma tricolore, avanza in maniera preoccupante nelle scuole. Militanza, senso d’appartenenza ma anche ribellismo diciannovista. Sullo sfondo, il mutamento in atto nel partito di Paolo Fantauzzi
In occasione del rinnovo dei consigli di istituto e delle Consulte provinciali degli studenti, ampio risalto è stato dato all’avanzata della destra nelle scuole superiori. Un dato che fa il paio con quella registrata a primavera nelle rappresentanze universitarie, ma che molti hanno liquidato come una semplice protesta nei confronti dell’ennesima riforma ministeriale o, al più, la prova di un’estrema concretezza fra gli adolescenti. I quali preferiscono pensare alle crepe nei muri delle loro aule piuttosto che ai temi impegnati sbandierati dall’attardato politichese della sinistra. Un’attenzione estesa anche all’exploit del Blocco studentesco, costola del Movimento sociale-Fiamma tricolore (di cui è segretario l’europarlamentare Luca Romagnoli) che solo a Roma ha quintuplicato i consensi, raccogliendo quasi 10.000 voti. Nessuno però si è spinto a leggere fino in fondo le dinamiche che sono dietro al successo di quello che si autodefinisce il “movimento rivoluzionario del fascismo del terzo millennio” ma è sufficientemente pragmatico da fare accordi elettorali con i giovani “badogliani” di An per spartirsi presidenza e vicepresidenza della Consulta.
A differenza di gran parte delle liste, che variano nome da scuola a scuola, il Blocco si è presentato dappertutto con il suo simbolo. «Per essere riconoscibili ovunque» - spiega il portavoce Francesco Polacchi, che nonostante sia a capo di un’organizzazione di studenti medi, di anni ne ha 21. Un richiamo identitario affiancato però da notevole mimetismo: da un lato un diciannovismo di impronta squadrista e parole d’ordine dalla forte presa, come l’abolizione delle scuole private o l’istituzione del libro di testo unificato contro le menzogne degli “editori rossi”; dall’altro, proposte e simboli non riconducibili al fascismo, come l’introduzione di pannelli fotovoltaici nelle scuole, l’aumento delle ore di educazione fisica o l’impiego della figura di Bart, il figlio maggiore dei Simpson, nei volantini come simbolo di ribellismo. Risultato: consensi ben oltre gli iscritti al partito e l’elezione di rappresentanti in una cinquantina di scuole della Capitale (l’anno scorso meno di dieci). Un lavoro di un anno, affidato a una compatta base militante. Che spesso, aggiungono le organizzazioni di sinistra, poco o nulla ha a che vedere con la scuola superiore. I volantinaggi, insomma, li fanno quelli più grandi. «Non ci limitiamo a lavorare nelle ultime due settimane prima delle elezioni come gli altri» - aggiunge Polacchi -. A Roma abbiamo un’ottantina di attivisti in senso stretto, ma anche una capacità di mobilitazione quasi istantanea. Il mese scorso siamo riusciti a organizzare una manifestazione di protesta con 160 studenti in tre giorni».
Da tempo la Capitale costituisce il laboratorio della destra radicale. Decine di sigle caratterizzate da «un’accentuata conflittualità interna e da una marcata competizione sul territorio tra le stesse formazioni d’area», come scriveva ad agosto il Cesis (Comitato esecutivo per i servizi d’informazione e sicurezza) nella relazione semestrale sulla sicurezza. Una rincorsa sui temi sociali più spendibili, come l’emergenza casa o l’immigrazione che ha portato al reclutamento di ragazzi di fasce di età sempre più giovani. E a episodi di violenza sempre più allarmanti, come l’aggressione di Villa Ada o gli accoltellamenti di Casalbertone, che ha visto protagonisti proprio militanti della Fiamma. Lo stesso Blocco studentesco, d’altronde, nasce in un laboratorio per eccellenza della destra antagonista, l’“occupazione non conforme” di Casapound, per fare proseliti direttamente nelle scuole, nell’estate 2006. Pochi mesi dopo, cioè, l’ingresso del gruppo in Fiamma tricolore. «Ci hanno corteggiato in molti», afferma Gianluca Iannone, padre spirituale di Casapound. «Abbiamo scelto Ft perché ritenevamo che tutti gli altri avevano legami e interessi economici con i poteri forti, mentre qui ci hanno garantito completa agibilità». Vuol dire che Casapound è entrata nel partito guidato da Romagnoli perché poteva avere mani libere sul territorio. E magari anche un po’ di risorse finanziarie in più. A dimostrazione della forza contrattuale del gruppo.
Per questa sua originaria diversità, il Blocco costituisce un’espressione evidente del mutamento in corso dentro la Fiamma, che dopo il forzato abbandono del simbolo del vecchio Msi, definitivamente assegnato per via legale ad An, ha smussato le lingue di fuoco nel simbolo ma non certo il suo programma. Anzi. Se fino a qualche anno fa era Forza nuova a detenere l’egemonia nella destra radicale, la deriva progressiva del movimento verso posizioni di integrismo cattolico di stampo lefevriano ha allontanato quei gruppi più radicali che sulle prime ne avevano fatto la fortuna. Praticamente morto il Fronte sociale nazionale e inesistente l’Azione sociale di Alessandra Mussolini, a beneficiarne è stata proprio la Fiamma, che a partire dall’espulsione di Pino Rauti nel 2004 ha iniziato a raccogliere spezzoni consistenti del movimentismo nero: Base autonoma, il Veneto fronte skinhead (da sempre su posizioni extraparlamentari), la stessa Casapound. Una contaminazione e una mutazione al tempo stesso, perché questi gruppi, capaci di pescare nello spontaneismo e ben inseriti nelle curve, hanno cambiato a fondo la fisionomia del partito, che in precedenza aveva contato prevalentemente sul richiamo nostalgico al vecchio Msi. Basta dare un’occhiata alla segreteria. Nel ruolo-chiave di responsabile dell’organizzazione c’è Maurizio Boccacci, autodefinitosi “soldato fascista senza compromessi”, una condanna a 4 anni e 2 mesi per gli scontri di Brescia-Roma del ’94, ex leader del Movimento politico sciolto per istigazione all’odio razziale, organizzatore di manifestazioni di solidarietà per Priebke. Responsabile del programma politico è Piero Puschiavo, numero uno del Veneto fronte skinhead, la più duratura e radicata organizzazione del genere in Italia. Un’invasione che ha preoccupato non pochi dirigenti del Movimento sociale - Ft, ma che non pare impedire al partito un riposizionamento a livello internazionale. Infatti mentre va avanti il progetto di una federazione con La Destra di Francesco Storace, Luca Romagnoli il mese scorso ha incontrato Gianfranco Fini. Tema della discussione, l’ingresso a Strasburgo nel gruppo Europa delle Nazioni, di cui oltre ad An fa parte anche la Lega. Una partita giocata con disinvoltura su più tavoli, quella della Fiamma. Che con la conquista della centralità nella galassia nera sembra essere tornata pericolosamente ad ardere. 7 dicembre 2007 |