Massimiliano Cencelli, l’autore del famoso manuale:«Con il proporzionale alla tedesca, Veltroni e Berlusconi sperano di non essere più ricattati. Ecco come un simbolo della prima Repubblica vede il nuovo corso. Parlano anche il forzista Napoli, la dipietrista Mura, il dc Rotondi: chi è contento, chi non lo è, chi potrebbe esserlo di Marcantonio Lucidi
La teoria del doppio ricatto. Massimiliano Cencelli, proprio lui, quello del famoso manuale, l’uomo che negli anni Sessanta ha illustrato come si governa matematicamente la cosa pubblica e semi pubblica, spiega con democristiana semplicità: «Goffredo Bettini, uomo di Veltroni, e Gianni Letta per Berlusconi stanno trattando alla ricerca della quadra per le riforme. L’intento è di mettere Veltroni fuori dei ricatti della sinistra radicale, di Mastella e di tre senatori di centro. E di togliere Berlusconi dai ricatti di Fini e Casini».
Cencelli, oltre mezzo secolo di vita politica, uomo di ministeri e palazzi, osserva la situazione da uno di quei posti un po’ nascosti della pubblica amministrazione, ma panoramici. Fa il consigliere - «senza aggravio finanziario» dice con orgoglio mostrando il decreto di nomina, ossia senza stipendio - del sottosegretario ai trasporti Andrea Annunziata. «L’uscita del Cavaliere con il suo nuovo partito ha rimesso in moto la politica, che era in stallo. Adesso succede che il maggioritario non lo vuole nessuno. Bene. Io, venendo dalla prima Repubblica, sono proporzionalista. Una volta, quando facevo la campagna elettorale con Adolfo Sarti, andavamo in tutti i 580 comuni del collegio a incontrare gli elettori uno per uno. C’era il contatto fra politici e cittadini». Quindi il sistema tedesco Cencelli lo vede con favore e ritiene che potrebbe provocare l’ingresso dei piccoli partiti nei grandi. Evento che riporterebbe in auge le correnti: «Quindi si torna al mio manuale - osserva Cencelli - Nel Partito democratico le correnti usciranno fuori». Tutto ciò è tanto vero che un democristiano giovane, Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le autonomie, partito che potrebbe scomparire in un sistema elettorale con sbarramento, sostiene tre cose: «Le correnti sono fisiologiche, anzi salutari»; «se la futura formazione di Berlusconi avrà uno statuto molto democratico, allora si potrebbe pensare a costituire un filone culturale dc in questo nuovo partito» (ossia fondersi); e «il paradosso di oggi è che per fare qualcosa di maggioritario, bisogna tornare al proporzionale». Ma non ci potrebbe essere una salvezza nel grande partito di centro pensato da Savino Pezzotta, quella “Cosa bianca” che piace tanto anche all’Udc Bruno Tabacci? A un terzo polo, Rotondi non crede: «Non c’è spazio se Berlusconi organizza bene il suo progetto». Neanche Cencelli crede a una resurrezione democristiana: «La Dc esisteva perché c’era il Muro di Berlino, c’era la paura del mondo cattolico per i comunisti. Caduto il Muro, l’unità dei cattolici non ha più senso e il Pci è diventato un partito socialdemocratico». Punto. Il Novecento è finito e la storia sosteneva Louis-Ferdinand Céline non serve mai gli stessi piatti ma sempre riscaldati o raffreddati. Il progetto allora, lo conferma il forzista Osvaldo Napoli, è: «Passare dal bipolarismo al bipartitismo. Ora infatti parte la trattativa vera e poi, fatta la legge elettorale, si aprano le urne. La mentalità secondo la quale prima si fanno il leader e gli accordi fra partiti e poi si va a votare, è finita». Molto sicuro delle fortune prossime di Berlusconi, il deputato azzurro: da sindaco della piemontese Giaveno, in Val Sangone, ha visto la risposta del popolo di centrodestra alla raccolta delle firme contro il governo Prodi: «La gente è venuta con la carta d’identità in mano, come per votare, anche alle sei e mezza di sera, con la temperatura a meno tre gradi» Lui sente quindi profumo di vittoria per Berlusconi e il nuovo “Partito delle Libertà” o “Popolo delle Libertà”. Cencelli però non ne è così sicuro: «La mossa del Cavaliere è disperata, non credo che vincerà le elezioni. Comunque, sfatiamo un mito: i sondaggi non li ideò lui ma Sarti per le elezioni del ’58. Affidò il primo sondaggio alla società di un certo Lieto, un napoletano che portò in Italia lo psicologo austriaco Ernest Dichter. Dichter aveva fatto un sondaggio negli Usa sulle ragioni per le quali gli americani non mangiavano più le prugne. Fu lui a inventare il famoso slogan “La Dc ha vent’anni”». Per i patiti di curiosità, la bella e prosperosa ragazza vestita di bianco che scatenò i commenti piccanti degli italiani era una un’impiegata del partito. Commenti invece piccati sono quelli di Silvana Mura, Italia dei Valori, vicinissima ad Antonio Di Pietro: «Che sia necessario dare stabilità alle legislature e ai governi, lo pensiamo anche noi, tanto che siamo stati i primi a raccogliere le firme per il referendum sulla legge elettorale. Però adesso si vuole fare addirittura il bipartitismo sostenendo che la colpa è tutta del bipolarismo». Il partito dell’ex pm si dichiara favorevole allo sbarramento al 5 per cento, però non vuole che il disegno dei collegi elettorali “alla spagnola” innalzi surrettiziamente l’asticella al 7, 8 per cento. «Qualche piccolo partito su base regionale con voti clientelari potrebbe ottenere maggiore rappresentanza parlamentare di altri. In ogni caso questa apertura improvvisa di Berlusconi a Veltroni noi la chiamiamo semplicemente inciucio».
Cencelli invece pone l’accento su un aspetto che secondo lui, vista l’occasione delle riforme istituzionali, andrebbe modificato: «È necessario mettere il vincolo di mandato. Se ti hanno votato perché fai parte di quel partito, rappresenti quell’emblema, devi restare lì» E avverte, da uomo della prima Repubblica: «Il lato negativo del sistema proporzionale è il voto di preferenza. Bisogna pagare gli elettori, le campagne elettorali costano e viene fuori la corruzione». Quindici anni fa, questa storia si chiamò Tangentopoli ma forse fu maggior colpa degli italiani che del sistema elettorale. 23 novembre 2007 |