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Fecondazione, la truffa della legge 40 Stampa E-mail
Ecco come in due anni la norma ha peggiorato la vita degli italiani. Lo dice l’Istituto superiore di sanità.

Il comitato Scienza e Vita guidato da Paola Binetti (ora candidata della Margherita), come molti ricorderanno, fece l’anno scorso una fortissima battaglia pro legge 40. Basata su un preciso assunto: il far west procreativo stava imperversando in Italia, a tutto discapito degli embrioni, cattolicamente considerati sacri e intoccabili. E per scongiurare nonne mamme e una produzione di embrioni a fini di ricerca, urgevano severi divieti. Ora, a due anni dall’entrata in vigore della legge sulla fecondazione assistita, i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità dicono che quel far west paventato era una macroscopica bugia. Non che le associazioni di malati, e ancor più i medici, non lo avessero più volte denunciato, ma la smentita arriva ora con tutti i crismi di ufficialità dal ministro della Salute.


Facendo un po’ di storia tutto parte dal luglio scorso, quando associazioni come Amica Cicogna, Madre Provetta, Unbambino.it, Cercounbimbo, insieme a altre, hanno cominciato a bussare alle porte del ministero  perché, come previsto dalla legge 40 (in uno dei suoi pochi articoli condivisi da maggioranza e opposizione), fosse pubblicato il registro nazionale dei centri italiani di fecondazione assistita. Il ministro, nonostante i molti proclami, ha nicchiato a lungo. Ma ora, come ultimo atto prima delle dimissioni, e con un anno di ritardo rispetto ai tempi stabiliti per legge, ha varato l’atteso registro rendendo pubblici i dati del 2004. E che si scopre? Intanto che la percentuale di successo dei trattamenti, in meno di due anni, è passata dal 29 per cento al 25,3 per cento. Fatto grave per una legge che, come qualsiasi altra in campo sanitario, dovrebbe tutelare la salute dei cittadini, assicurando pratiche mediche sempre più efficaci e al passo con i tempi. Già nei mesi scorsi Luca Gianaroli, direttore scientifico del Sismer di Bologna, uno dei più importanti centri di fecondazione assistita, aveva lanciato un allarme: con la legge 40 è in aumento il numero degli aborti. «Non poteva essere altrimenti - denuncia il professore - dal momento che da due anni a questa parte è proibita in Italia la diagnosi preimpianto». E le donne possono ricorrere all’aborto terapeutico solo dopo analisi prenatali come amniocentesi e villocentesi. Ma dal neonato registro (che solo damaggio comincerà a raccogliere le informazioni che riguardano il 2005) emerge anche che nel normale trattamento dell’infertilità, oggi in Italia, si ottengono molti meno risultati che in passato.


Secondo l’Istituto superiore di sanità, nel 2004, sono nati con fecondazione in vitro circa 150 bambini in meno dell’anno precedente. Ma c’è anche un altro dato interessante: dei 30mila embrioni congelati in 20 anni, nel 2004 ne restavano solo 2.100 abbandonati. Tutti gli altri sono stati scongelati e hanno permesso la nascita di centinaia di bambini. «Sono informazioni molto significative  - commenta la ginecologa Anna Pia Ferraretti del Sismer e responsabile per l’Italia del registro europeo di fecondazione assistita -. Confermano il quadro delle informazioni che, a titolo volontario e senza essere obblighi di legge, i centri ci inviavano già prima della nuova norma». Contrariamente a quanto sosteneva la propaganda pro legge 40 in Italia è sempre esistita una sorta di autoregolamentazione da parte dei centri di fecondazione assistita. «Ma ciò non toglie  - precisa Ferraretti - che un registro nazionale pubblico e obbligatorio sia un fatto importantissimo. Anche per ricreare quel clima di fiducia verso queste pratiche mediche che in Italia si è andato deteriorando. A fronte di una richiesta crescente da parte delle coppie, che oggi, come è noto, preferiscono andare all’estero». Un turismo dei diritti che, con il trascorrere dei mesi, mostra aspetti di sempre maggiore ingiustizia sociale. «Una ricerca su un campione di 500 coppie che si sono rivolte alla nostra associazione per avere dei consigli - racconta l’avvocato Filomena Gallo di Amica Cicogna - la dice lunga sulle evoluzioni del fenomeno. Nel 2003 ci chiedevano informazioni su trattamenti di fecondazione, sia eterologa che omologa. L’anno dopo ci chiedevano solo a quali centri stranieri potersi rivolgere. Da un anno, invece, sempre più spesso, le coppie si rivolgono a centri europei anche per quei trattamenti consentiti in Italia, come la fecondazione omologa. Semplicemente perché si sentono più tutelati, dal momento che all’estero è consentito il congelamento e la conservazione degli embrioni». Di pari passo va registrato anche un forte incremento dei prezzi. «In un noto centro spagnolo - prosegue l’avvocato Gallo -, in media, su 1300 coppie straniere, 350 sono italiane. Ma se un trattamento per una coppia spagnola costa 2mila euro, per una italiana ne costa 3mila». E questo senza contare i costi aggiuntivi per i farmaci. Gli stimolanti ormonali, come le gonadotropine, se prescritte in base a protocolli stranieri, non vengono rimborsate dal sistema sanitario nazionale e le pazienti che fanno i trattamenti all’estero devono pagarle interamente di tasca propria.


Ma c’è anche un altro aspetto preoccupante che emerge dal registro dell’Istituto superiore di sanità: i 268 centri di fecondazione assistita riconosciuti dallo Stato, negli ultimi due anni, hanno rallentato molto l’attività. Tanto che, se l’Italia prima dell’entrata in vigore della legge 40 era al quarto posto in Europa per cicli di  trattamenti, ora rischia di precipitare agli ultimi posti. L’attività dei centri si fa più sporadica, più frammentata, a tutto svantaggio delle pazienti. Mentre il danno alla ricerca italiana potrebbe trasformarsi presto in un gap profondissimo. E a esprimere una forte preoccupazione, non sono solo gli scienziati italiani, ma anche il coordinatore del registro europeo di fecondazione assistita, il ginecologo scandinavo, Karl Nygren.«La situazione italiana - ha raccontato in un convegno romano organizzato dalla Rosa nel pugno - si distacca in modo sempre più netta dal positivo andamento europeo. Oggi in Europa i trattamenti di fecondazione assistita sono in netta crescita, così come il successo dei risultati. In Scandinava, per esempio, cinque bambini su cento nascono grazie a questi trattamenti. Diversamente che in Italia, dove la legge impone di impiantare fino a tre embrioni, in Europa - continua Nygren - si tende a trasferire sempre meno embrioni, tanto che ormai sono quasi del tutto spariti casi di parti plurigemellari, con meno problemi medici, meno rischi per la salute della donna che, una volta, dopo essersi sottoposta alle terapie, poteva trovarsi davanti allo choc di ritrovarsi con tre o quattro gemelli».


Ben consapevoli di questo quadro e di fronte al silenzio assordante della Casa della libertà e dell’Unione, nel cui programma non si è sprecata neanche una riga su questi temi, un gruppo di scienziati - da Anna Pia Ferraretti a Luca Gianaroli del Sismer, da Giulio Cossu del San Raffaele di Milano, a Mirella Parachini del San Filippo Neri di Roma, a responsabili di centri di fecondazione assistita come Francesco Fiorentino, Marco Favara e Mimmo Danza - hanno deciso di rimboccarsi le maniche e di scendere direttamente in politica. Candidati nelle liste della Rosa del pugno promettono di dare battaglia in Parlamento sui temi della ricerca scientifica e per l’abrogazione della legge 40.  I Ds , invece, hanno candidato l’unico altro scienziato italiano, il chirurgo Ignazio Marino, che insieme a Vescovi si è cattolicamente schierato in difesa della tutela degli embrioni. Rifiutando, paradossalmente, la candidatura a Carlo Flamigni, pioniere della fecondazione assistita in Italia.  

 
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