Nessuno vuole rinunciare a simboli e cultura di origine. Il dialogo fra sordi dei quattro partiti che dovrebbero fare la “cosa rossa” di Ugo Boccaccio
«Se vuoi andar veloce vai da solo, se invece preferisci andar lontano lavora assieme agli altri». Pur di far squadra, e progettare un qualche futuro, seppur limitato al saper fare, Ermete Realacci, gran tessitore del neonato Pd, fa sua la lezione del premio Nobel Al Gore. Dall’altra parte, a sinistra del centro sinistra, sembra invece regnare il vecchio adagio: «Facimma ammuina, qualcosa alla fine accadrà».
Si va avanti così, dunque: senza teorie, senza prassi condivise, senza prospettive, senza accordo. Tanto da far sembrare sensato quanto dice il senatore Fernando Rossi del Movimento politico dei cittadini: «Così com’è la manifestazione del 20 non è la “cosa rossa”, ma il “caos rosso”, dove c’è tutto e il contrario di tutto». Esternazione forse troppo severa, ma non priva di senso se in casa Mussi augurano «la riuscita della manifestazione (anche perché se va male c’è il rischio che si incattiviscano) in attesa di ritrovare un passo comune e veloce per imboccare la road map dei vari popoli della Sinistra». E anche per questo Mauro Bulgarelli, dei Verdi, si augura che la manifestazione di sabato prossimo sia «una tappa importante per la riaffermazione del programma dell’Unione e per l’inizio di un percorso comune a sinistra». Per Bulgarelli, siamo in un momento di «crisi oggettiva della rappresentanza». E di spostamento al centro della maggioranza. Quindi «il rilancio di quelle parti del programma fin qui inattuate, riguardanti i temi della giustizia sociale e dei diritti civili, procede di pari passo con la scommessa di creare una casa comune a sinistra. E non vedo altre strade, al di fuori di una rinnovata interlocuzione con i movimenti, per dare gambe a questo progetto - conclude Bulgarelli - per proseguire lungo questa strada». Parole che non collimano però con quelle del suo segretario, Pecorario Scanio, che, forse per ragioni di tatticismo dichiara: «I Verdi possono fare patti federativi ma non si scioglieranno mai. Non rinunceremo mai a una rappresentanza in Italia dei Verdi europei». Nel frattempo, il ministro dell’Ambiente preferisce non partecipare alle piazze. Al contrario di Paolo Ferrero che sostiene: «La manifestazione del 20 ottobre è molto utile anche perchè la società deve partecipare alla scrittura dell’agenda politica del governo». Secondo il ministro per la Solidarietà andare in piazza sarebbe, insomma, «un modo per evitare che la partecipazione popolare sia usata più come forma di legittimazione che come capacità dell’opinione pubblica di partecipazione all’agenda politica». Ragionamento che non convince del tutto il leader maximo della Sinistra democratica, Fabio Mussi, che non si rassegna all’idea di un Pd come partito egemone del centrosinistra. «Penso che il Partito democratico da solo non ce la farà. Quindi ci vogliono delle alleanze. Quali? Credo che occorra ancora nel futuro pensare a una alleanza di centrosinistra. Per questo ci vuole la sinistra. Sennò che centrosinistra è?».
Altro fan del nuovo soggetto è, il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli: «Bisogna fare le primarie entro marzo. Primarie che devono essere una consultazione popolare anche di contenuti e valori in modo da superare la logica dei quattro partiti per coinvolgere le comunità scientifiche, il mondo del lavoro e dell’associazionismo». Proposizioni encomiabili che si scontrano sui mille distinguo di ciascun partitino geloso persino del proprio simbolo. «Ma noi – dice Bonelli – siamo pronti a rinunciare al Sole che ride. L’importante è che si faccia un simbolo unitario che non contenga la falce e martello». Sul futuro simbolo del soggetto unitario della sinistra, ne parla anche il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera Gennaro Migliore: «Non sono importanti, non dicono la tua identità, ci siamo presentati anche sotto il simbolo dell’Unione. Ma noi alla falce e martello non rinunceremo mai». Una battuta ripresa dalle agenzie, ma smentita a left. Forse perché anche Migliore, come Al Gore, sa bene che così non si va lontano. 19 ottobre 2007 |