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De Magistris, sorvegliato speciale Stampa E-mail
Ispezioni ministeriali, cinque procedimenti al Csm, tre atti d’accusa alla Procura generale presso la Cassazione, decine di interpellanze parlamentari, interrogazioni, richiami al Governo, question time in Parlamento. Tre anni di “attenzioni” per il giudice Luigi De Magistris
di Giovanni Vignali

Un anno e mezzo fa left scriveva dell’inchiesta “Poseidone” (qui) condotta dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Subito dopo, arrivò una citazione milionaria

Il senatore della Repubblica Raffaele Iannuzzi, intervenendo a Palazzo Madama per illustrare l’interpellanza presentata alcuni mesi prima contro il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, lo scorso 19 aprile esordiva così: «Mi auguro che, dopo questo tempo, tutte le persone qui elencate, soprattutto i magistrati di cui ci siamo occupati nell’interpellanza, siano ancora vivi, altrimenti essa non avrebbe più motivo di essere».

È ancora vivo, De Magistris, ma è un uomo istituzionalmente isolatissimo, in una terra nella quale questa condizione si paga cara. La Sezione disciplinare del Csm non ha sciolto la riserva sul suo futuro. Dovrà attendere sino al 17 dicembre per sapere se potrà continuare a lavorare in Calabria, o se verrà destinato «ad altro ufficio». Sinora il grande interesse mediatico lo ha tenuto al centro dell’attenzione collettiva. Ma, quando i riflettori di Annozero si saranno spenti, quando i ragazzi di Locri volgeranno lo sguardo verso nuove emergenze, il magistrato per il quale il ministro di Giustizia Clemente Mastella ha chiesto il trasferimento dovrà fronteggiare chi è stato toccato dal suo lavoro. Fra questi l’ex governatore della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, che nella telefonata agghiacciante mandata in onda da Santoro affermava: «Questo (De Magistris, ndr) è un pagliaccio, ha dato fastidio a un sacco di gente, ha scomodato un sacco di gente, clamore mediatico... Se Dio vuole che le cose vadano come devono andare... lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo una causa civile per risarcimento danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana». «C’è quel principio di Archimede... a ogni azione corrisponde una reazione e mò siamo così tanti ad avere subito l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata». Questa intercettazione è stata definita «sconvolgente, ma da interpretare».

Giornalisti nel mirino. Se in Italia per poter colpire un magistrato occorre prima isolarlo, come insegnano i tristi precedenti di Falcone e Borsellino, a farne le spese devono essere innanzitutto i giornalisti che riferiscono delle sue inchieste. Nel corso dell’ultimo anno, in molti sono andati all’attacco dei mezzi d’informazione che si sono occupati delle indagini di De Magistris. In Basilicata gli appartamenti di diversi cronisti - fra i quali Carlo Vulpio del Corriere della sera - sono stati perquisiti a seguito di un procedimento per associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa. left, dopo aver pubblicato un’inchiesta di svariate pagine sul fascicolo denominato Poseidone, ha ricevuto da uno degli indagati, Giovanbattista Papello, un atto di citazione per quattro milioni di euro. In Calabria una sola testata si è vista recapitare in redazione cause per dieci milioni di euro. Risulta che altri giornali a tiratura nazionale abbiano ricevuto richieste di risarcimento milionarie per avere pubblicato articoli sull’inchiesta di De Magistris. Quando Beppe Grillo, che annuncia una nuova mobilitazione generale, una sorta di V-Day contro la stampa, vorrà scavare sotto la superficie, scoprirà un modus operandi divenuto prassi nel Belpaese. Non importa che abbia legittime ragioni o meno: chi viene messo sotto accusa da un pubblico ministero procede sempre più spesso contro coloro i quali pubblicano la notizia. Non percorrendo la via penale, ma agendo in sede civile. L’arma capace di fare “miracoli” è la richiesta di risarcimento a sei zeri. Questa mossa ha, al tempo stesso, due fini. Intimidire il cronista che ha realizzato l’inchiesta, e lanciare un messaggio diretto all’editore di turno: meglio tenere a freno un giornalista che rischia di costare così tanto, circoscriverne il raggio d’azione. A volte funziona, altre volte no.

Magistrati come gangster mafiosi. Tre anni di ispezioni ministeriali continue, almeno cinque procedimenti contro di lui presso il Consiglio superiore della magistratura, tre atti d’accusa alla Procura generale presso la Cassazione, decine di interpellanze parlamentari, interrogazioni a risposta scritta e orale, richiami al Governo affinché lo colpisca, question time alla Camera e al Senato.
De Magistris è un magistrato assediato che ha raccontato di aver ricevuto l’auto blindata (sfortunatamente senza benzina), contro il quale i parlamentari in questi anni hanno dato fuoco alle polveri della demonizzazione. A Palazzo Madama s’è discusso, in atti ufficiali, della moglie, del suocero e del cognato del pm di Catanzaro, con tanto di indicazione del loro impiego (su iniziativa dei senatori Coronella, Menardi e Martinat, di An). Una mappa familiare alquanto dettagliata, scaricabile via internet da chiunque ne avesse l’intenzione. Il più solerte ad agire nella passata legislatura fu Ettore Bucciero (sempre di An), che interrogò il ministro della Giustizia con un memoriale di 11 pagine passato alla storia, nel quale scomodava addirittura lo zio della moglie di De Magistris. Sandro Bondi, braccio destro di Berlusconi, ha chiesto lumi sul suo consulente, Gioacchino Genchi. Contestazioni ed esposti sono stati presentati da Giuseppe Galati (Udc) e da Giancarlo Pittelli (Forza Italia). Recentemente Giuseppe Valentino (An) e Stefano Cusumano (Udeur) si sono detti preoccupati per l’attività «inquietante» di questo pubblico ministero.

Di chi è la colpa se la ’ndrangheta spadroneggia in Calabria?
Di De Magistris e dei magistrati, si legge nel resoconto stenografico disponibile sul sito del Parlamento italiano. Il 19 aprile, infatti, Iannuzzi faceva il punto della situazione: «La ’ndrangheta, che ancora 12, 13 anni fa era la mafia dei pezzenti, dei pastori che sequestravano di tanto in tanto qualcuno, lo nascondevano nell’Aspromonte e poi ne chiedevano il riscatto, è diventata la mafia più ricca del mondo e attualmente in Calabria fa direttamente politica e governa il territorio». Tale interpretazione della realtà sorprenderà non poco i ragazzi del movimento “Ammazzateci tutti”, che on line hanno superato le 90.000 firme per chiedere al Csm di non trasferire De Magistris. Contrariamente a come la pensano quei giovani, in prima linea da quando è stato ammazzato il vicepresidente dell’assemblea regionale Francesco Fortugno, secondo il senatore Iannuzzi i magistrati di Catanzaro sarebbero una versione aggiornata dei gangster mafiosi alla Sergio Leone: «Al suo arrivo al centro polifunzionale della Polizia di Stato di Catanzaro, dove si sta svolgendo la conferenza stampa, il sostituto De Magistris ha salutato il procuratore Mariano Lombardi e gli ha stretto la mano - ha dichiarato in aula il senatore di Forza Italia -. Questo può anche passare per un atto di grande civiltà e di educazione, ma a me ricorda certe scene dei film americani sulla mafia, in cui due mafiosi che sono in procinto di ammazzarsi vanno a pranzare insieme e si abbracciano e si baciano».

L’indagine “Poseidone”. Un pazzo, un kamikaze e un esaltato: così a più riprese è stato definito dai suoi detrattori. De Magistris era titolare di tre inchieste (“Poseidone”, “Toghe Lucane” e “Whynot”) che - seguendo il percorso compiuto dai fondi pubblici inviati al Sud per la depurazione delle acque, del turismo e della sanità - sono arrivate a ipotizzare l’esistenza di lobby trasversali di imprenditori, politici e militari, operanti per distrarre parte delle risorse (in alcuni casi centinaia di milioni di euro) e per favorire un giro di truffe, frodi e clientele all’interno di complicati reticoli di società, fondate e amministrate sempre dai soliti nomi. A far rumore, in tutta Italia, fu l’iscrizione al registro degli indagati (per abuso d’ufficio) del presidente del Consiglio Romano Prodi nel procedimento “Whynot”, anticipata da Panorama online lo scorso 13 luglio. In quello stesso faldone risultava presente un’intercettazione del ministro Mastella. Ad altri, fra i 19 indagati, è stata contestata la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, varata dopo lo scandalo P2. In mezzo c’erano finanzieri, esponenti dei servizi segreti, uomini d’affari e amministratori calabresi. Sin qui quanto filtrato rispetto alle investigazioni svolte: il tutto ancora da provare nei dibattimenti in Tribunale, ovviamente. Ma De Magistris non sempre potrà arrivare in aula a sostenere l’accusa. “Poseidone”, per esempio, non è più affare suo. L’inchiesta gli è stata tolta direttamente dal procuratore Lombardi. Si arrabbiò molto quando il pubblico ministero non gli comunicò che stava per iscrivere nel registro degli indagati Giancarlo Pittelli, senatore di Forza Italia. Come mai De Magistris gli fece questo torto? Secondo quanto scritto da alcuni, il fatto che il figliastro di Lombardi (il suo superiore) fosse in affari con Pittelli (indagato) pare non tranquillizzasse troppo il pm.

Ora l’inchiesta “Poseidone” è nelle mani del sostituto Salvatore Curcio, e ha nuovi risvolti: sono saliti a 100 gli indagati per il mare calabrese che affogava nella sporcizia. Catanzaro, una città normale. C’è chi avrebbe voglia di tornare alla normalità a Catanzaro. Si percepisce che la grande mobilitazione civile pro-De Magistris dei ragazzi di “Ammazzateci tutti” (che adesso hanno scelto di ribattezzarsi “Trasferiteci tutti”), degli aderenti al Meet Up di Beppe Grillo, e l’esortazione a lasciar andare avanti il pm con le indagini sono un evento straordinario e inatteso, lontano anni luce dalla normalità. Fra le cose che non sono normali, in Calabria più che altrove, è il fatto che Caterina Mirante - testimone chiave di De Magistris in un procedimento delicatissimo come “Whynot” - decida di uscire allo scoperto, rinunci alla protezione che deriva dall’anonimato e scriva a Mastella: «Se deciderete di trasferire De Magistris, andrò a raccontare le cose che so a un’altra procura: dovrà pur essercene una che gli ispettori del Ministero considerino deontologicamente corretta». Verrà un giorno in cui i ragazzi di Locri dovranno aggiornare lo slogan sui loro lenzuoli bianchi: «Fateci passare tutti per pazzi per aver chiesto giustizia»? Fra chi si augura che non accada mai l’europarlamentare dell’Italia dei Valori, Beniamino Donnici. La sua dichiarazione ha il sapore di una denuncia che non deve rimanere inascoltata: «Le decine di migliaia di firme dei calabresi hanno forse già ottenuto il risultato di salvare la vita a De Magistris: l’isolamento e la denigrazione per i magistrati sono spesso l’anticamera di una condanna a morte».

12 ottobre 2007 

 
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