 Nuove nomine e dura riduzione degli istituti. Il presidente Fabio Pistella, in tutta fretta, ridisegna l’ente. Prima che arrivi il nuovo governo. Un “colpo di mano” a meno di un mese dalle elezioni politiche. Con la voglia di lasciare un segno forte nel Consiglio nazionale delle reicerche (Cnr). Giocando d’anticipo sulle mosse del nuovo governo. Così, senza preavviso e, soprattutto, senza aspettare il parere del Consiglio scientifico generale, il presidente del Cnr Fabio Pistella ha tirato fuori dal cassetto le nomine di undici nuovi direttori di dipartimento.
E ha messo mano a una forte ristrutturazione del maggior ente pubblico in cui si fa ricerca sulle più varie branche del sapere, da quelle scientifiche a quelle umanistiche e in cui lavorano, a vario titolo, circa ottomila persone (tremila dipendenti, più una consistente quota di borsisti e assunti con contratto a tempo determinato). Ma soprattutto il professor Pistella ha lavorato d’accetta riducendo drasticamente il numero degli istituti, ridotti d’un colpo, da 108 a 67. Il criterio di scelta? Piuttosto anomalo per un ente di eccellenza della ricerca pubblica: l’ex direttore dell’Enea, che tre anni fa ha ricevuto dal ministro Moratti il compito di riformare il Cnr dopo il commissariamento, ha guardato in primis alle dimensioni dei singoli dipartimenti. Curiosamente non alla produttività scientifica, al numero di pubblicazioni del singolo istituto o al riscontro che avevano avuto nella comunità scientifica internazionale. «Criteri che il presidente Pistella ha sempre tenuto in scarsa considerazione anche nella valutazione del lavoro dei ricercatori, apprezzando di più prodotti di minore valore scientifico ma ospitati da mostre e fiere internazionali e testimonianza concreta di quanto un istituto riesca a “vendersi” alle aziende», commenta Rino Falcone, ricercatore del Cnr e fondatore dell’Osservatorio sulla ricerca che svolge un importante lavoro di monitoraggio, raccogliendo le voci dei lavoratori della ricerca italiana. Del resto, il presidente Pistella non ha mai fatto mistero di volere una maggiore apertura del Cnr alle aziende private, spendendosi molto a favore della ricerca applicata. «E spesso a tutto discapito della ricerca pura e di base», denuncia Falcone. A testimoniarlo sono gli stessi nomi degli istituti, spesso mutuati da analoghi americani. «Come dal modello Usa - continua Falcone - è mutuato lo spoil system del Cnr dove assegnisti e precari hanno vita sempre più dura».
E non è difficile intuire perché. Basta dire che dal 2002 al 2005 i finanziamenti destinati agli enti pubblici di ricerca sono stati tagliati del 20 per cento, che il blocco delle assunzioni è stato prolungato dalla Finanziaria fino al 2007 e che, nel febbraio scorso, come se non bastasse, il governo Berlusconi ha varato un decreto che toglie al Cnr la possibilità di dare nuovi assegni di ricerca. «Spesso negli istituti del Cnr non esiste nemmeno un “organico” e quando un ricercatore va in pensione non viene sostituito, semplicemente il suo posto viene soppresso», racconta un direttore di dipartimento che ci chiede di restare anonimo. «Avevo con me tre giovani e brillanti ricercatori - aggiunge - ma con l’attuale ristrutturazione mi vedo costretto a trovare loro una nuova collocazione nell’università o a mandarli a casa. Ed è un dolore enorme. Il sogno della ricerca fra i giovani è ancora forte, ma si sta facendo di tutto per stroncarlo». Così mentre i giovani fanno sempre più fatica ad entrare nel Cnr, la ricerca italiana si trova ad essere sempre più invecchiata, burocratizzata, e gestita in modo inappropriato. «Il professor Pistella ha portato con sé una gestione sempre più verticistica, piramidale dell’ente - rilancia Falcone -, con un forte aumento della burocrazia interna». Ma sull’accentramento dei poteri da parte di Pistella interviene anche il sindacato nazionale lavoratori della ricerca, l’Usi-Rdb Ricerca, contestandogli 122 assunzioni di ricercatori, tecnologi e collaboratori per chiamata diretta (90 per gli istituti e 32 per l’amministrazione centrale). Il provvedimento è stato firmato dal presidente il 29 dicembre, ma il sindacato lo ha avuto solo il 13 gennaio. Insomma Pistella avrebbe forzato il blocco delle assunzioni ma non in favore di scienziati titolati o di precari. «Se fossimo stati informati di questa scandalosa chiamata diretta - dicono al sindacato - ci saremmo opposti fermamente e avremmo chiesto la selezione pubblica, in favore degli assegnisti ma anche di altri ricercatori e collaboratori “privi di protezione”». E se a inizio anno già si alzava l’onda della protesta per i “metodi da cooptazione”, ora, dopo le nuove nomine e la riduzione degli istituti, la rivolta dei ricercatori è diventata un mare in piena. «Riordino selvaggio dell’ente», «sacco dei barbari», si legge nei fitti carteggi e in un forum estemporaneo dei ricercatori. Denunciano e promettono battaglia, chiedendo per ora di restare anonimi. «L’unico criterio che è stato usato per selezionare 67 istituti - scrive un ricercatore romano - era arrivare sotto i 70, manipolando pesi e criteri per arrivare a questo numero, prendendo di mira alcuni istituti che non si voleva rimanessero». Il fatto più grave? «Vedere che la produzione scientifica non conta proprio nulla - risponde scoraggiato il giovane scienziato -. In questo Cnr puoi anche vincere il Nobel e aver creato un gruppo di ricerca di avanguardia, ma non è questo che conta». E qualcuno, un po’ per protesta, un po’ per rivalsa, invita a ribaltare il gioco, spingendo a verificare i curricula dei neonominati su www.isiwebofknowledge.com, l’archivio mondiale delle pubblicazioni scientifiche professionali che permette di conoscere tutte le pubblicazioni di uno scienziato e perfino tutte le volte che questi lavori sono stati citati da altri autori nella letteratura scientifica. Ma l’invito, un po’ malizioso è anche a mettere nel motore di ricerca il nome e cognome dell’attuale presidente del Cnr. Risultato? Delle 150 pubblicazioni annunciate sul sito nessuna traccia. A nome Fabio Pistella ne compaiono solo tre. E, per giunta, non particolarmente citate. |