Legali, ma non tutte. Hanno spedito in pensione i videopoker, ma arricchiscono ancora i clan. Sono le NewSlot, controllate con difficoltà dai Monopoli, e al centro di una lite tra procura di Venezia e ministero di Federico Tulli
Che sia lecito o d’azzardo poco cambia, per gli appassionati delle slot machine l’importante è giocare. In Italia sono circa due milioni, e il giro d’affari del settore è impressionante. Nel 2006, a botte da 50 centesimi di euro, il massimo consentito a partita, l’impiegato, l’operaia, il disoccupato o il manager in pausa pranzo, hanno scommesso in maniera legale alle macchinette poco meno di 60 miliardi di euro, e circa il doppio in quelle truccate. Scommettere per loro non è mai l’affare della vita. Difficile, se non impossibile, vincere quando la slot è taroccata, mentre alle vincite lecite è destinato solo il 75 per cento delle giocate. Montepremi che sulla singola macchina si azzera ogni 14 mila partite. Diverso è il discorso nell’ottica dell’erario, primo e diretto interessato che le scommesse avvengano tutte in maniera legale. Le NewSlot, questo il nome delle 208.357 macchine autorizzate dai Monopoli, costituiscono infatti una delle maggiori e sicure voci in entrata per il Tesoro. Nel 2006 tramite il Preu, prelievo erariale unico, il flusso di denaro che dalle tasche dei giocatori si è tramutato in gettito fiscale è stato di 2.072.331.107 euro. Cifra ottenuta applicando l’aliquota del 13,5 per cento al volume delle giocate, al netto delle vincite, che lo scorso anno è stato di 15,5 miliardi di euro. Per il 2007 si prevedono cifre ancora maggiori, anche perché il trend è in decisa crescita. Nel 2004, anno della loro introduzione, il fatturato delle NewSlot è stato di 4,2 miliardi di euro, e di 10,7 miliardi di euro nel 2005. Ma qualcosa ancora non funziona e a distanza di tre anni il gioco d’azzardo costa ancora caro allo Stato. Secondo stime del Gruppo antifrodi telematiche (Gat) della Guardia di finanza, riportate nella relazione della Commissione di indagine governativa presieduta dal sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi, nel 2006 «la raccolta di gioco ammonterebbe a 43,5 miliardi di euro» e non a “soli” 15,5 miliardi. Tradotto in evasione fiscale si tratta di oltre tre miliardi di euro mai incassati dal fisco. Di questi tempi non proprio bruscolini. È in corso un’indagine penale per scoprire come mai, nonostante un sofisticato sistema di controllo telematico sulle slot, l’Aams non riesca a intercettare i restanti 28 miliardi, che il Gat ritiene finiti nei forzieri «del clan mafioso Santapaola».
C’è poi la complicata vicenda dei 98 miliardi di euro che corrispondono alla sanzione contestata a maggio dalla Corte dei conti alle dieci società private concessionarie della Convenzione «di avviamento, attivazione e conduzione della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da intrattenimento». Tutte accusate di non aver rispettato i termini contrattuali di istallazione e messa in rete delle NewSlot negli anni 2004 e 2005. La stessa sanzione è comminata dai magistrati contabili in solido a tre alti dirigenti dell’Aams per avere, «con colpevole inerzia, favorito, consentito e tollerato» gli inadempimenti delle concessionarie «senza adottare alcun atto a tutela delle ragioni patrimoniali dell’erario». Ma, sempre quei 98 miliardi, sotto forma di pagamento delle penali, sono stati richiesti a loro volta dall’Aams alle dieci società. Solo dopo, però, che la Finanza ha verificato «l’inerzia» di cui l’Amministrazione è accusata dalla Corte contabile. Al momento questo contenzioso è in sospeso, perché il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Atlantis, Cirsa, Gamenet, Codere, Cogetech, G.Matica, Hbg, Lottomatica, Sisal Slot, Snai.
Infine, l’ultimo capitolo. A quanto pare più di 100 mila NewSlot, pur certificate dall’Aams in base alla Finanziaria 2003 e al successivo Dl 269/03, non sono conformi ai parametri dell’articolo 110 comma 6 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Per questo, ad agosto scorso, la procura di Venezia ne ha ordinato il sequestro e relativo distaccamento dalla rete. Tutto ruota intorno all’interpretazione di una norma. Per essere lecite le slot devono mantenere la compresenza di elementi di “abilità”, “intrattenimento” e “aleatorietà” tipica del gioco, e la durata della partita deve essere al massimo di quattro secondi. Un limite temporale che per la magistratura veneta rende i concetti di abilità e intrattenimento poco realistici. Detto in parole povere le NewSlot sono giochi d’azzardo al pari dei videopoker che erano stati mandati in pensione tre anni fa. Ora, poiché le macchine operanti in Italia sono sostanzialmente tutte uguali, ciò significa che anche le altre 100 mila “ancora” legali rischiano il sequestro. La criminalità organizzata già stappa lo champagne. I giocatori no, al massimo una minerale. O forse nemmeno quella. Metti che proprio quei 50 cent... Già perché quelle slot non finiranno mica al macero. Saranno solo scollegate dalla rete di controllo dei Monopoli, in attesa che governo e parlamento risolvano il conflitto interpretativo tra magistratura e ministero dell’Economia. 28 settembre 2007 |