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A Bari un nuovo Centro di permanenza voluto dal ministro Pisanu. Che in Puglia è il capolista al Senato di Forza Italia.
Aveva detto no il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, no il presidente della Provincia di Bari Divella, un altro no era arrivato dal sindaco della città Emiliano. Eppure mercoledì 8 marzo il nuovo Cpt del capoluogo pugliese è stato aperto. Dentro solo quattro migranti, due rumeni, un bulgaro e un tunisino fermato a Palermo con un biglietto di ritorno nel suo paese in tasca. Immediate le proteste del Comitato No Cpt che ha organizzato un blocco davanti all’entrata del Centro gestito dalle Misericordie. Racconta Erminia Rizzi, che è riuscita ad entrare nella struttura due giorni prima dell’inaugurazione: «Quando con la parlamentare Alba Sasso abbiamo messo piede nel Centro, ci siamo trovate davanti una scena incredibile: prima di essere aperto il Cpt aveva già i muri pieni di crepe e, la cosa ancor più grave, c’era acqua dappertutto. Nei giorni precedenti era piovuto molto e le stanze erano allagate. Per questo - continua Rizzi - abbiamo chiesto alla Asl di non concedere l’agibilità all’edificio». La risposta non è arrivata e, di gran corsa, il nuovo Cpt è stato aperto, anche in mancanza di “ospiti”. Il perché di tutta questa fretta sta forse in un dato esterno, che poco ha a che fare con l’immigrazione clandestina. Pisanu infatti è il capolista di Forza Italia al Senato in Puglia e l’apertura del nuovo Centro ha tanto il sapore di una trovata elettorale. «Che non c’era bisogno di un nuovo Cpt lo dimostra il fatto che dentro ci sono molti più operatori che clandestini - continua Erminia Rizzi -. Il caso del cittadino tunisino recluso anche se aveva già il biglietto di ritorno è eclatante. Il problema è che in Italia, finché esistono leggi assurde come quella dei flussi o vergognose come quella che regola il diritto d’asilo è impensabile avere una seria politica sull’immigrazione. I Cpt, come ha chiesto la gran parte dei presidenti di Regione nel Forum che si è svolto proprio a Bari, vanno chiusi. Pisanu, invece, in questi giorni ne ha aperti due: quello di Bari e uno in Friuli. Entrambi con il parere totalmente contrario delle comunità e delle istituzioni locali». Nei giorni scorsi è arrivata anche una forte presa di posizione dei parlamentari della Gue (la sinistra unitaria europea). Gli eurodeputati hanno definito «luoghi di violazione dei diritti umani e delle libertà individuali» i 170 Cpt presenti in Europa e per questo ne chiedono l’immediata chiusura.
m.r.
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