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di Massimo Fagioli Chissà se riuscirò a portare le vagabonde, le parole che vagano da un luogo ad un altro come barbone senza casa, alla loro capanna dove possono trovare se stesse. Ho scritto, l’altra settimana, poche righe in tedesco e le ho messe accanto alle parole italiane. Erano di Heidegger che tentava di pensare e dire del nulla e dell’ente e anche del non essere e dell’essere; ma anche del vuoto e del pieno, dell’assenza e della presenza; ho detto che non c’erano le parole: annullamento e pulsione. Le due parole esistevano ma ho sempre intuito che non avevano anima, non avevano realtà perché erano prese e usate per indicare cose visibili e percepibili e l’assenza di esse cose. “La corsa del treno è stata annullata” non c’è immagine invisibile. Heidegger non le usa e parla del Niente, parla della negazione come «mero prodotto del pensiero». Ma il pensiero della veglia vede e parla di parole che sono oggetti di cui è percepibile l’assenza. La seggiola c’era ed ora non c’è più. Il non, la negazione indica un oggetto che è un fatto: c’era e non c’è più. Questo non è, è affermazione; afferma un dato di realtà percepibile, l’assenza dell’oggetto. La parola annullamento non è percezione di un fatto, è come se i sensi fossero morti; è una operazione della realtà biologica umana, ma non si può comprendere e giungere alla conoscenza se non si accoppia con la parola pulsione. Ora, come spesso faccio mentre scrivo, vedo due rose gialle al di là della porta aperta della veranda; emergono dal verde delle foglie e sono splendide. Ed, immediatamente, si posano sul piano della scrivania due parole: socialismo, identità. So che le rose, sbocciate, sfioriranno in tempo breve. So che le due parole sono cadute più volte nella polvere ed i petali sono scomparsi. Stanno facendo il Partito democratico e la parola da condannare nel nuovo partito è socialismo; è una parola antica. Accanto c’è stata, nella storia, la parola comunismo, che hanno fatto cadere nel 1991. Ora gli excomunisti che fanno il Partito democratico accetteranno che si allontani, da loro, la parola socialismo. Mi chiedo perché e compare un altro termine terribile: fallimento. Ma sono entrate, nella terrazza piena di sole e uscendo dalla nebbia bassa che nasconde le splendide rovine romane, tre parole che sono nomi: Mussi, Salvi, Angius. Sono stati comunisti, hanno condiviso la caduta del termine storico per chiamarsi democratici di sinistra, ma ora hanno detto No. Ora quelle nebbie che giacevano, come fossero addormentate, nel fondo dello scavo di Largo Argentina salgono ed invadono la luce della terrazza e lo sguardo riesce a vedere soltanto un’ombra che vaga diventando ora più definita, ora quasi invisibile. Senza volerlo, compare il ricordo dello smarrimento che, talvolta, ebbi di fronte all’improvvisa comparsa di una bella donna. So che è un’invenzione, ma mi sembra che i movimenti dell’ombra possano disegnare la parola identità. Poi, con un secchio d’acqua fredda come si fa con gli ubriachi, cerco di svegliare la mente annebbiata ed il pensiero si definisce con le frasi che danno un senso alle parole e penso.
Titolai un articolo Identità umana naturale, ora penso all’uomo adulto e al titolo Identità umana culturale. E mi piacciono i termini che compongono la frase perché posso togliermi dalla limitatezza di considerare soltanto l’identità di appartenenza legata alla condizione sociale e che dice il delirio di una realtà nascosta nell’uomo, che il logos occidentale definisce animale o pazzia. E posso chiamarla identità politica perché non è direttamente connessa a quella identità di mestiere o professione che organizza la società. Mussi, Salvi, Angius, che hanno condiviso il cambiamento del nome Partito comunista, hanno detto No. Perché? perché, questa volta, c’è la scomparsa di una identità, oltre che politica anche culturale? E penso ancora che posso legare le parole politica-culturale-umana. La nebbia si sta diradando con il calore dei raggi del sole e vedo parole e frasi che dicono un pensiero nuovo: ci si può allontanare dalle identità razionali che non si sono separate dalle identità religiose: entrambe affermano che c’è il Male dentro l’uomo. Si sono trasformate: politica e cultura ora sono legate alla parola umano che ha il potere dell’amore che tiene unite le identità che, isolate, fanno i venti partiti del socialismo che fa comparire, oltre la frammentazione delle identità politiche, il fantasma della dissociazione. Ma ora, mi pento dello scritto; non ho detto che, invisibili perché impossibili da pensare, ci sono altre due parole che sono coscienza ed essere senza coscienza. Ora le dico e le compongo, anche se cristianesimo e illuminismo le hanno sempre scisse e rese nemiche. Offro a Mussi, Salvi, Angius, Nigra e alla sinistra la bellezza di queste tre parole: essere senza coscienza. |