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Fughe nella religione Stampa E-mail
Left n 12 del 23 marzo 2007Politici, giornalisti, attori, studenti. Dalla biografia spezzata di Sant’Agostino alla poliziotta sbattezzata, storie di ordinaria conversione in controtendenza con statistiche e sondaggi
di Simona Maggiorelli

«Ajmal si è ripreso, mi dice che le soluzioni sono due: un accordo con garanti, i capi tribù del posto, che ci prendono in consegna, oppure la prima linea. Ma la vedo complicata». Per Daniele Mastrogiacomo è uno dei momenti più drammatici del sequestro. Il reporter di Repubblica è nelle mani dei talebani. Sul giornale racconta: «Temevo di morire». Poi alcune parole inaspettate: «Prego, prego per l’ennesima volta. Chiedo a quel Dio con cui ho sempre comunicato se riuscirò a sopravvivere». Parole che scuotono e sollevano interrogativi. Cosa può accadere nella mente di una persona in una condizione di pericolo? Basta una situazione di crisi estrema a convincerci dell’esistenza di un’entità astratta e trascendente? è la domanda a cui rispondono scelte di uomini e donne che nell’Italia di oggi, in controtendenza con statistiche e sondaggi, hanno deciso di abbracciare una fede. Comunque. Qualunque. Esempi nella storia ce ne sono infiniti. Ma la conversione di un contadino che, nel Medioevo, fosse diventato cristiano riscattandosi da povertà e analfabetismo, assumeva certo un significato diverso da quella che nel 2007 colpisce manager e studenti universitari. Ma c’è qualcosa che le accomuna tutte: le conversioni segnano una cesura netta nella vita di una persona.

Passaggio in India
Dopo tredici anni di lavoro in Campidoglio ha deciso di darci un taglio netto. E di partire per l’India. è la svolta che Mariella Gramaglia ha deciso di dare qualche giorno fa alla sua vita. Andrà a lavorare ad Ahmedabad nella regione del Gujart, in un progetto per le donne indiane di una ong. Ma dietro questa scelta c’è dell’altro: «Ora che i figli sono grandi - dice - voglio offrirmi una possibilità, guardare il mondo da un altro punto di vista». A chi, fra compagni di partito e colleghi, parla di fuga dalla vita e dalla politica, lei ribatte con parole che hanno il sapore di un congedo definitivo: «Alla mia esperienza passata guardo con gioia e gratitudine. Chi rimane fa benissimo, tutta la mia solidarietà». E poi, spiazzando chi non sapeva della sua conversione al buddismo, aggiunge: «Sarebbe bello se gli indiani mi aiutassero a trovare un terzo occhio e io riuscissi a tenerlo attaccato anche al ritorno». Ma non è l’unico politico a fare acting out, dicendo pubblicamente di “essere in cerca”. Forse, curiosamente, in Italia è proprio questa la categoria più a rischio di folgorazioni sulla via di Damasco. Da Rutelli che, da giovane, andava a piantare bandiere del Vaticano sul tetto del Quirinale denunciando l’invadenza di uno Stato straniero e oggi di quel vessillo s’è fatto totale portabandiera. A Bertinotti, che annuncia pellegrinaggi sul monte Athos, a Fassino che in campagna elettorale si dichiarò credente.

Credo quia absurdum
Quella di Sonia è la storia di un radicale cambio di marcia. Da moglie ricca e agiata, fra salotti e crociere, a un ritiro protetto dall’ombra scura di un convento. Dopo il tentato suicidio si è fatta terziaria, rinunciando all’affetto di figli e nipoti per cercare il senso della vita nell’amore per Gesù, consegnata a un dogma granitico. Una biografia spezzata in due. Come quelle di molti santi. Agostino, ad esempio. Che dopo una vita “dissipata”e “dedita al piacere” diventò moralizzatore e fustigatore di costumi, guidando con “cupa fermezza” il suo gregge verso una verità saldamente posseduta per fede. Credo quia absurdum: “Credo perché è assurdo” diceva Tertulliano, secondo cui i dogmi della religione cristiana vanno sostenuti con convinzione tanto maggiore quanto meno risultano comprensibili con la ragione. Paradossalmente, la storia di Agostino torna alla mente ascoltando le storie di oggi. Come torna alla mente quella di San Francesco. Anche la sua vita fu segnata da un prima da rampollo di famiglia benestante e un dopo di povertà e di fede. Sulle sue orme dice di essere andato Nicola, giovane e affermato avvocato che qualche anno fa ha deciso di lasciare tutto per farsi francescano e oggi vive nell’Eremo delle carceri di Assisi. Ma la storia da raccontare potrebbe anche essere quella di Andrea, giovane liceale, forse un po’ troppo timido, che ogni fine settimana andava in discoteca con gli amici. Nel gruppo stava bene ma finiva sempre per “prendersi delle sonore cotte” per qualche ragazza innamorata di un altro. Dopo la scomparsa della madre, Andrea si era chiuso in se stesso. Lasciò gli studi all’università, recuperando il lavoro del nonno, che aveva una serra: «Stare a contatto con la natura mi dava pace - racconta - ripresi i Vangeli e fu per me l’inizio di una nuova vita». Scandita oggi dalla solitudine e dalla preghiera. «Una fede - dice - che improvvisamente mi è apparsa come una rivelazione e ha dato un senso alla mia esistenza».

Barbarella non abita più qui
«Quello di Cristo è un insegnamento sublime. Io oggi ho capito che è stato il primo femminista e grazie a questo ho imparato a definirmi una femminista cristiana». Parola di Jane Fonda, attrice. La giovane ribelle che andava alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam è oggi una fervente attivista del movimento religioso Christian reborn. Nell’autobiografia La mia vita finora, racconta il difficile rapporto col padre, il trauma per il suicidio della madre, i gravi problemi di anoressia e bulimia, l’attivismo politico, il fallimento dei tre matrimoni, il periodo salutista, infine la convinta adesione alla fede. Oggi Jane Fonda legge e rilegge i testi sacri e lì dice di trovare la forza per la vita quotidiana. Con un fervore che a tratti ricorda l’afflato di un suo eminente connazionale, quel presidente George W. Bush che legge la parola di Dio e poi va alla guerra contro l’Islam. Ma siamo in un Paese che fa storia a parte. Dove secondo i sondaggi, il novanta per cento degli americani si dice credente. E il sessanta per cento ritiene che il Sole giri intorno alla Terra. Quanto alla conversione di Bush al dettato evangelico, qualche spunto di riflessione lo offre Spike Lee in una raccolta di conversazioni di Antonio Monda intitolata Tu credi? (Fazi): «Anche durante la guerra Joe Louis dichiarò: “Abbiamo Dio dalla nostra parte”. Un richiamo all’onnipotente è insuperabile e convincere i propri soldati di avere Dio dalla propria parte è un’arma imbattibile. Sbaglio o pure i  tedeschi dicevano: Gott mit uns?».

Business e religione
Un viaggio radicalmente diverso è quello di Giulio Panchetti, chimico di una conceria di Santa Croce, nel pisano, che passa molti mesi all’anno in Medio Oriente e in Pakistan per seguire la lavorazione delle pelli nelle sedi delocalizzate dell’azienda toscana. Marco oggi ha un altro nome. Si chiama Omar, la sua è una storia di conversione che si gioca sul versante opposto. Quello del calcolo economico, del business. Ma forse, così sembra solo a un occhio esterno. Certo non ad un celebre musicista della stessa generazione: Cat Stevens, che ammalatosi di tubercolosi finì in sanatorio. In quelle stanze il cantautore britannico cominciò a riflettere sulla propria vita, sulla propria carriera, sul proprio stile di vita, decidendo di operare un drastico cambiamento anche a partire dall’immagine: capelli più lunghi, barba e abiti più informali. Poi il grande salto della conversione alla religione musulmana. Anche nella storia di Marco c’è stato un periodo di malattia. «Ma non è stata la paura di morire - dice - a farmi cambiare. Da qualche tempo non trovavo più senso in quello che facevo. I soldi, una vita fatta di solo calcolo, di interessi materiali, sentivo che avevo bisogno di altro, se non volevo crollare».
 
Teheran-Roma, andata e ritorno

«Mio nonno era come un mago. A noi bambini, sembrava sapesse prevedere il futuro. Su di me, esercitava un grande fascino». Ma il nonno di Shirin era anche «un musulmano vecchio stile» ligio alla lettura del Corano, che insegnava con rigore anche alla nipotina. «Ma la cosa che più detestavo - ricorda Shirin, oggi un giovane architetto - era quando mi portavano in moschea a Mashad. Era bella la voce del muezzin, ma quando mi facevano entrare venivo assalita dalla paura. Allora lasciavo la mano del nonno e cercavo di scappare». Cosa spaventava la piccola Shirin? «Gli sciancati. Un’immagine terribile. Pensavo che tutti dovessero essere belli, che dovessero stare bene». Un sentimento di malessere che, da adolescente, Shirin avrebbe sperimentato in modo differente entrando nella penombra di una chiesa romana. «Gli affreschi mi fecero impressione. In Iran non avevo mai visto nulla di simile. Da noi non ci sono immagini così angoscianti di crocifissioni, che comunicano tanta sofferenza». In quel momento Shirin si era già allontanata da ogni tipo di religione. «La perdita della fede, se mai ce l’ho avuta, la devo a mio padre. Aveva fatto la rivoluzione in Iran negli anni Settanta e, per quanto non ci parlasse mai delle sue scelte, del suo ateismo, da piccole cose ci lasciava intendere e capire più di quanto, forse, avrebbe potuto dirci a parole». Una storia molto diversa da quella di Azar, amica di Shirin e anche lei trasferitasi in Italia. A un certo punto ha deciso di sposare in chiesa con doppio rito cattolico e islamico un suo compagno di università: «Doveva ancora finire gli studi ma sentiva forte il bisogno di mettere su famiglia. Voleva sentirsi uguale a tutti gli altri. Quasi come non sentisse di avere un’identità propria».

Operazione sbattezzo

Luisa è un’agente di polizia. Separata, da un paio di anni, vive con suo figlio tredicenne nella periferia di una città del centro Italia. Ha il sorriso dolce, e un forte carattere. Si fa notare per quel suo modo garbato e sincero. Di lei gli amici dicono che è fin troppo onesta. Integerrima.  Sacrificando sicurezza e carriera, Luisa ha sempre respinto compromessi nei rapporti come nel lavoro: «Alla narcotici non vado, meglio la notte su una volante e sperare, dopo la seconda laurea, di potermi occupare di abusi sui minori». Ci spera tanto in quella domanda di trasferimento. Risponde così alle chiamate dei cittadini derubati. Poi un anno fa decide di sfidare le convenzioni e di sbattezzarsi. Tutto inizia al battesimo di un nipote: «Sembrava un film con un prete convinto che in quel meraviglioso bambino ci fosse il demonio. La funzione religiosa doveva essere quella di esorcizzarlo. Capisce la pazzia?». Da allora per Luisa inizia un calvario burocratico “per non far più parte del gregge”. È stata anche minacciata di scomunica, ma alla fine ce l’ha fatta: «Non varrà niente, ma sapessi che soddisfazione».

23 marzo 2007

 
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