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Istinto di morte, virus... Stampa E-mail

di Massimo Fagioli

Forse sono giunto a comprendere i malati di mente; sentono le voci che entrano nella testa ed hanno il silenzio intorno. Intorno a me non c’è nessun suono come se fossi sordo. Sono quei piccoli segni che mi ricordano i batteri che vedevo, da studente, al microscopio che si moltiplicavano e, come nebbia fitta, invadono l’aria che mi circonda, offuscano la vista e diventano voci che dicono: «…non siamo riusciti ad estirpare il virus del terrorismo dal nostro corpo… i terroristi avevano le loro radici politiche e culturali nel vostro campo… ogni idea forse è esposta al rischio del fondamentalismo… dobbiamo fare i conti fino in fondo con la nostra storia».
Ero piccolissimo, ma ricordo con chiarezza lo stupore e la confusione quando si seppe del patto nazisti-comunisti per dividersi la Polonia; poi mi irrigidii quando fu messo il Concordato nella Costituzione, poi il ’56 e Stalin criminale e l’Ungheria, il ’68 e Praga. Grazie Fausto, ti devo una seduta di psicoterapia perché, forse, pensavo nel non cosciente, che la confusione e l’irrigidimento fossero piccole nevrosi infantili borghesi; mi hai interpretato che, al contrario, erano allarmi dell’Io. Ed io sento la parola radici e la frase terribile “radici politiche e culturali del terrorismo”. Allora non so più chi pagare per il sorgere di un pensiero verbale che mi aiutò a chiarire che, anche se gli spari erano uguali, l’umano era diverso tra fascisti e comunisti; devo pagare Marx, forse, o Heidegger che ha scritto Il nichilismo europeo: trasvalutazione di tutti i valori; mi ha fatto capire come si forma il pensiero nazista.

Su La Repubblica è comparso l’articolo “Il nazismo di Heidegger e i conti con il passato”. L’autore non si fa scrupolo di ignorare (annullare) la lunga ricerca sull’Inconoscibile che ha portato a denunciare, trent’anni fa, il pensiero di Heidegger e Binswanger. La rivelazione è stata possibile perché era stato scoperto ciò che avevano chiamato istinto di morte; ma non era stato mai capito che non era distruzione di uomini e cose. Era «rendere non esistente». Ignorare la lunga ricerca; negli anni Venti si chiamava scotoma. Forse perché è un rifiuto radicale del non essere dell’ uomo, forse perché è la scoperta di un virus invisibile.
Mi sono visto solitario, insieme ad altri mille e mille solitari, a cercare la realizzazione personale, profonda, straordinaria, aristocratica, per la ricerca di una conoscenza della mente invisibile, mai conosciuta; e le parole psicologia del profondo e politica fanno immagini indefinite. Mi sento, di nuovo, assolto dal peccato di aver passato decenni di vita a comprendere la realtà mentale umana: nascita, vita, amore, malattia, morte, eliminando qualsiasi credenza nel peccato originale; un nichilismo che ha chiesto sempre scusa se, distrattamente, ha urtato il gomito di una donna. Sempre disobbediente, dopo aver trovato una cultura dell’uomo che è stata radicale nei rifiuti e sempre di sinistra, devo obbedire al comando che aggiunge la parola politica alle parole cultura umana. E, forse, devo essere grato anche ad Hegel che ha scritto che la religione più consona al capitalismo è il cristianesimo.

Poi, la memoria cosciente dei barboni che dormono nelle panchine sotto la mia casetta, la memoria non cosciente del barbone del film Il cielo della luna si completano, perché scendono su di loro belle coperte di lana calda che tolgono la morte dal ribelle che non chiede mai l’elemosina. Sono i fogli del il Riformista e il foglio di cultura del Corriere della sera che, grande e rosso, titola “Heidegger cattolico”. Ed è un cattolico tradizionale, reazionario, antimodernista. È uscita la settima edizione di Bambino donna e trasformazione dell’uomo e già dicevo del legame tra Heidegger e Binswanger, e scrivevo «Binswanger, come Freud ed altri, vanno visti inseriti in un contesto e in una dinamica storico-culturale ben più ampia di quella di una affinità culturale o simpatia tra due persone».

Tre donne hanno rappresentato e raccontato, alla libreria Amore e Psyche, Il fu Mattia Pascal. Hanno parlato della rivoluzione culturale e forse umana che ci fu tra il 1800 e il ‘900… Van Gogh, Cézanne, Picasso, Planck, Einstein… Ed io ho sempre denunciato la repressione violenta di Freud contro ogni movimento della realtà umana, contro ogni possibilità di una ricerca su ciò che, da millenni, era stato dichiarato inconoscibile e oggetto soltanto di fede. In particolare, scrisse che il male che portava alla nevrosi era la sessualità e non vide mai, fino al 1920, la violenza; poi venne, dopo Husserl, Heidegger cattolico nazista. Non dimentico che, coraggiosamente, il Riformista pubblica idee sulla sessualità umana che non ho mai visto su La Repubblica ed altri.

 
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