In Gran Bretagna scoppia lo scandalo dei rifiuti tossici seppelliti vent’anni fa.
L’Agenzia per l’ambiente britannica (Environment agency) sta conducendo un’inchiesta sull’interramento, avvenuto vent’anni fa in Galles, di migliaia di tonnellate di rifiuti altamente tossici. La bonifica del sito, uno dei più contaminati del Paese, potrebbe costare circa 150 milioni di euro. A rivelarlo è stato il Guardian, che ha anche potuto consultare un rapporto consegnato all’Agenzia nel 2005 e mai reso pubblico, in cui si parla della “sepoltura” di 67 sostanze chimiche, tra le quali essenze derivate dell’agente Orange (un defoliante usato durante la guerra in Vietnam), diossine e Pcb, «che non possono essere stati prodotti che da Monsanto» e che stanno fuoriuscendo da una cava porosa, priva di protezione e non autorizzata per lo stoccaggio di rifiuti chimici. Si tratta della cava di Brofiscin, adiacente al villaggio di Groesfaen, vicino a Cardiff, da cui nel 2003 fuoriuscirono fumi, sulla cui natura la popolazione ebbe poche informazioni, il che sta mettendo il governo britannico al centro delle polemiche. Il Guardian cita anche alcuni documenti interni alla multinazionale Monsanto, che si riferiscono alle sue attività negli anni Sessanta e all’inizio degli anni Settanta. Dai documenti, depositati in alcuni tribunali statunitensi nel corso di varie cause legali, emerge che la compagnia era consapevole dei rischi ambientali e sanitari che si correvano in alcune lavorazioni, per le quali venivano esaminate le opzioni di comportamento da tenere. Alla fine, la scelta fu di insabbiare e tacere. Monsanto ha cessato la produzione di Pcb negli Stati Uniti nel 1971, ma il governo britannico, che conosceva la pericolosità di queste sostanze sin dagli anni Sessanta, ne ha permesso la fabbricazione in Galles fino al 1977. La replica di Monsanto non si può definire brillante. Innanzitutto, osserva la multinazionale, le persone citate nei documenti menzionati dal Guardian «non fanno più parte della compagnia e sono probabilmente decedute». In secondo luogo, parlando a nome della sua ex filiale Pharmacia Corp., Monsanto assicura che «un esame completo, non selettivo, di tutti i documenti mostrerà che Pharmacia informò i suoi appaltatori sulla natura dei rifiuti, prima di consegnarli, e che Pharmacia non ha utilizzato propri veicoli per interrare i rifiuti».
di Beniamino Bonardi |