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Dopo la task force istituita dalla Confindustria britannica e l’ammorbidimento della posizione di ExxonMobil (Vedi Left n.4 del 26 gennaio 2007), cresce il dibattito sull’impatto economico dei cambiamenti climatici e si moltiplicano le iniziative.
Una decina di grandi imprese statunitensi e alcune organizzazioni ambientaliste si sono coalizzate nella U.S. Climate Action Partnership (Uscap), chiedendo al Congresso e all’amministrazione Bush di «emanare rapidamente una legislazione nazionale, per realizzare significative riduzioni nell’emissione di gas serra», sottolineando che ogni ritardo «aumenta il rischio di conseguenze inevitabili, che in futuro potrebbero rendere necessarie riduzioni ancora più rapide». Le imprese aderenti all’Uscap sono Alcoa, BP America, Caterpillar, Duke Energy, DuPont, FPL Group, General Electric, Lehman Brothers, PG&E e PNM Resources, che hanno una capitalizzazione di mercato complessiva di oltre 750 miliardi di dollari. Le organizzazioni ambientaliste sono rappresentate da Environmental defense, Natural resources defense council, Pew center on global climate change e World resources institute, che contano oltre un milione di aderenti. L’iniziativa dell’Uscap è stata criticata dal Wall Street Journal, che ha accusato le compagnie aderenti di essere «profittatrici del clima», dal momento che ognuna di esse ha fatto grossi investimenti in settori come il solare, l’idroelettrico, l’eolico e il nucleare, e in biocombustibili e nuovi motori “puliti”. In questo modo, afferma il quotidiano, un programma simile a quello del Protocollo di Kyoto li ricompenserebbe per il solo fatto di realizzare i loro obiettivi, mentre colpirebbe duramente i loro concorrenti. Questa nuova lobby, soprannominata “Big CarbonCap” è peggiore delle altre, afferma il Wall Street Journal perché, ad esempio, quando Big Pharma chiede regolamentazioni meno restrittive, l’economia ne beneficia. Invece, in questo caso, non c’è nulla di capitalistico, perché si tratta di un’azione di lobbying che scarica i costi debilitanti su contribuenti e consumatori, ridistribuendo la ricchezza tra poche imprese. Anche il Washington Times attacca l’iniziativa dell’Uscap, affermando che «con un misto di lusinghe e di coercizione, i Verdi si sono insinuati nelle stanze dei consigli d’amministrazione delle imprese» e avvertendo che, promulgando una legislazione sul riscaldamento globale, «l’America è sull’orlo del suicidio economico e politico». Il quotidiano conservatore profetizza che «è possibile che l’industria possa ottenere benefici nel breve termine, ma nel lungo vinceranno solo i Verdi», la cui «sgradevole visione politica è considerata socialista dalla maggior parte di noi», dal momento che un’eventuale legislazione diventerà più severa in futuro, traducendosi in un «onere schiacciante» per le grandi imprese, che «non saranno le uniche perdenti». www.rsinews.it
a cura di Beniamino Bonardi |