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Dario Fo: servi e padroni Stampa E-mail

Left n.4 del 26 gennaio 2007«Vicenza come il Cermis. Con gli Stati Uniti siamo sempre sotto schiaffo». L’affondo di Dario Fo:
«Governo ricattato e senza coraggio».
di Sofia Basso


«La nostra è una servitù morale oltre che militare. Perché i soldati americani in Italia non si comportano da ospiti ma da padroni». È indignato, preoccupato, amareggiato, Dario Fo. Non solo per il sì al raddoppio della base di Vicenza. Ma per tante promesse disattese del governo di centrosinistra. Dalla mancata legge sul conflitto d’interessi, agli sprechi di denaro pubblico. Tutte cose che il Premio Nobel per la Letteratura ha deciso di portare sul palcoscenico, come annuncia in anteprima a Left. Con uno spettacolo per spronare l’esecutivo «ad agire davvero». Così, tra i disegni per il suo ultimo libro (sulle donne e la religione), l’impegno per Milano e le trasferte a Roma (sua moglie, Franca Rame, è senatrice dell’Italia dei Valori), inserirà anche spedizioni in giro per l’Italia per mostrare alla gente il vero volto di questo governo che, «come nella metamorfosi di Ovidio», si trasforma pian piano, assomigliando sempre più al precedente. Deluso dai politici che ha votato lui stesso, Fo è inarrestabile quando comincia a parlare dei temi che in questo momento gli stanno più a cuore.

Allora Fo, questo raddoppio della base di Vicenza?
Una cosa incredibile. Già il termine che è rimasto, servitù militare, è tutto un programma. Ci dice che siamo servi, che le nostre libertà sono terminate, che il controllo del territorio è nelle loro mani. Non abbiamo alcuna garanzia, nessuna possibilità di verifica. Gli americani faranno quello che vogliono, come hanno sempre dimostrato. Lo abbiamo visto con la tragedia della funivia del Cermis. Il processo ai piloti avremmo dovuto farlo noi. Fosse successo in Francia, avrei voluto vedere se dicevano: “Va bene, giudicateli voi...”. Sei sul nostro territorio o no? Allora non sei un ospite. Sei un padrone! Con il nuovo governo non è cambiato nulla. Si va avanti nella stessa maniera. C’è il timore reverenziale di infastidire Washington. È proprio una servitù, morale oltre che militare. La verità è che queste basi distruggono la vita quotidiana.

In che senso?
Basta sentire le lamentele di un popolo tranquillo come i sardi, che non rognano mai. Non ce la facevano più con la base della Maddalena. La loro servitù militare era diventata un’angoscia. La perdita di ogni possibilità di muoversi. Ogni progetto di costruzione doveva stare alle regole, ai bisogni, degli americani. E non solo là. Ci sono luoghi bellissimi, come la grande foresta dei pini marittimi, tutta a disposizione degli americani di Camp Derby. Anche vicino a Napoli c’è una base. Non puoi usare le strade, sei condizionato dal fatto che ci sono i militari. Il raddoppio dell’aeroporto a due chilometri da Vicenza avrà un impatto terribile. Lo Stato italiano deve comprare palazzi da dare in usufrutto agli americani. Tutto al servizio di tremila militari in una cittadina con circa centomila abitanti. E poi ci sono le famiglie, gli alloggi, gli uffici. È la tua libertà!

Qualcuno dice: ci sarà più occupazione.
È il gioco straccionesco e disperato di chi ha bisogno di un lavoro. Tanti anni fa in una valle vicino a Genova si moriva per i fumi e i prodotti chimici di uno stabilimento industriale. In ogni famiglia c’era un morto, eppure gli operai lottavano per tenersi il posto. Avevamo scritto anche una canzone su questa contraddizione. Si chiamava Morire per campare. Lo stesso accade oggi a Vicenza, con centinaia di aerei che passeranno sopra la testa della gente, un disastro per tutta la popolazione. I vicentini non l’hanno ancora capito fino in fondo. Gli americani metteranno lì mezzi pericolosi, non solo bombe ma anche proiettili all’uranio. L’unica richiesta del sindaco è stata l’assicurazione che non ci siano pericoli per la gente. Ma invece ci saranno. In tempi di terrorismo sei ancora più condizionato dai luoghi che potrebbero diventare obiettivi di un atto disperato. Diventiamo bersagli facili noi stessi.

Perché questo governo ha detto sì agli americani?
Perché non ha forza. È ricattato. Ha avuto un attimo di coraggio dicendo certe cose sull’Iraq. Poi Prodi non è stato invitato da Bush, mentre Berlusconi a Washington era di casa. Purtroppo con gli Stati Uniti siamo sempre sotto schiaffo. Non siamo nemmeno riusciti a farci dire cosa sia successo con i caccia che volavano sui cieli di Ustica, chi ha buttato giù il DC9. Noi gli diciamo sempre di sì e loro non ci danno nemmeno le informazioni. Prima c’era l’Unione Sovietica. Si poteva dire che bisognava difendersi dall’invasione dei cosacchi. Che bisognava resistere quei dieci minuti in più per consentire l’arrivo degli americani. Le basi avevano un ruolo difensivo. Adesso tutto questo non c’è più. Chi ci attacca? La Svizzera? La cosa vergognosa di Prodi è che ha sostenuto che la decisione su Vicenza non era una questione politica ma un problema esclusivamente urbanistico. Come se si discutesse solo di spazi vivibili!

Ce l’ha con Prodi?
Purtroppo non basta che uno sia una brava persona. C’è un detto milanese che dice: “Anche il mio cervellaio è una brava persona”. Ma non per questo lo metti a guidare un governo. Bisogna avere la capacità, il coraggio, la decisione, l’impegno... Io non accetterei mai di fare il ministro perché non è il mio mestiere. Come non metterei mai Prodi sul palcoscenico perché sarebbe un disastro. Certo, Prodi si trova a dover mediare fra tante forze politiche. Ma non lo giustifico. Non può dire che la base americana a Vicenza è un problema urbanistico.

Chi l’ha delusa di più in questo governo?
Mi delude tutto. Non c’è un atteggiamento deciso. Manca persino l’orgoglio di dire: “Questa è la mia terra e tu non ci vai sopra come ti pare e piace”. Non ti metti a disposizione in modo così becero di chi fa la voce grossa. Sono passati cinquant’anni e siamo ancora sotto l’antico ricatto: “Se non c’eravamo noi, sareste ancora con i tedeschi”. Ma non è solo Vicenza. Tutti gli impegni presi con gli elettori pian piano vengono disattesi. Sembra di vedere le metamorfosi di Ovidio. Pian piano le cose si trasformano e diventano come prima o peggio, mostruose.

Ad esempio?
Basta pensare all’indulto, che invece di mandare a casa solo quelli che dovevano scontare un anno è stato scritto assieme a Pecorella per liberare Previti e quelli con pene pesanti. O il conflitto di interessi. Tutti aspettavamo una legge che non è mai arrivata. Poi ci sono gli sprechi, la disattenzione per i soldi dei cittadini, come il caso del ministro della Giustizia Mastella che a un certo punto ha deciso di acquistare 39 Bmw nuove, con tanto di autisti. Tutto senza dire nulla a nessuno. Che razza di modo è di concepire la politica? Non solo la popolazione non deve sapere niente. Neppure i rappresentanti. Franca è venuta a saperlo da un articolo di giornale. Ogni giorno se ne scopre una nuova. Ho appena saputo che, in chiusura di Finanziaria, alcuni fondi per la scuola pubblica sono stati dirottati alla scuola privata...

E adesso c’è il voto sull’Afghanistan.
Quella missione non è più sotto l’egida delle Nazioni Uniti ma della Nato. Lì non si scherza. Non è che il nostro comando può dire: “Siamo qui per questioni di pace…”. Decidono di nuovo gli americani. Non possiamo andare avanti con gli impegni presi dal governo precedente. Come l’acquisto di quei 130 bombardieri JFS prenotati da Berlusconi. Costano miliardi e richiedono servizi, manutenzione e aggiornamento tecnologico. Sono aerei da combattimento, aggressivi, alcuni possono portare anche bombe atomiche minime, le cosiddette tattiche. È contro la Costituzione: non puoi prepararti a un conflitto senza spiegare quali sono le minacce. La cosa grave è che non si discute assolutamente.

Questa maggioranza non ha fatto proprio nulla di buono?
Ci sono senz’altro delle cose buone. Su certi elementi molto importanti, come la scuola e la sanità, si sono fatti dei passi avanti. La nuova norma sui farmaci generici permette di pagare meno le medicine, facendo risparmiare su speculazioni uniche in Italia. Ma ci vuole coraggio. Quello che amareggia è che non vedi il cambiamento, la volontà di mettere le cose a posto. Non vedi l’onestà. Viene da chiedersi per chi abbiamo votato. Farò uno spettacolo per dire come stanno le cose.

Uno spettacolo contro il governo di centrosinistra?
Per sollecitarlo ad agire davvero. Per incitarlo ad avere coraggio. Voglio anche informare. Ci sono cose che la gente non sa, che non si possono sopportare tranquillamente, come se fossero normali. C’è tutto il capitolo degli sprechi legato alle inchieste di Franca. Il governo precedente ha fatto debiti e cose indegne, ma non se ne parla. Lo veniamo a sapere solo grazie a qualche articolo di giornale. Come la leggina voluta all’ultimo da Berlusconi che dà agli ex premier 31 uomini di scorta e 16 macchine, di cui 13 blindate. Invece di dirgli che si doveva accontentare di un paio di guardie del corpo, il centrosinistra sta lì a trattare. Ora sono scesi a 25... Una sera eravamo a cena a casa di politici che assicuravano: “No, no, noi non accetteremo”. Invece poi accettano.

Quando partirete con lo spettacolo?
Prima devo scriverlo, poi vedremo come realizzarlo. Cominceremo con esibizioni in piccoli centri. Da un po’ di tempo, dopo gli spettacoli teniamo dei dibattiti, come nel Sessantotto. Ci servono anche per verificare cosa pensa la gente. Molte idee, persino interi spettacoli sono nati grazie a suggerimenti del pubblico. Beppe Grillo fa già qualcosa del genere, ma io lo voglio fare ancora più pesante. Certo, rischi querele una dietro l’altra. Ma non si può continuare a vivere così distratti. Non accetto di starmene a vedere una situazione di questo genere senza intervenire. Non mi è piaciuto il sollievo dei giornali, di sinistra come di destra, quando si è visto che la manifestazione contro la base di Vicenza non aveva avuto successo. Se i fascisti appoggiano la linea del governo, beh allora vuol dire che c’è qualcosa di sporco. 

26 gennaio 2007

 
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