spacer
la notizia al centro,
il cuore a sinistra.

Dir. responsabile: Donatella Coccoli Dir. editoriale: Ilaria Bonaccorsi
è un sito MyCyrano!


Parla con Left


Americhe
Asia
Europa
Africa e Medio Oriente


Trasformazione
Libri
Cinema
Musica
Teatro
Arte

Mercati


Chi siamo
Contattaci
Redazione
Pubblicità
Credits

Abbonamento cartaceo


 
Armamenti: un radar in Tanzania. Con il conto svizzero Stampa E-mail
Bae Systems, il maggior fornitore d’armi britannico, avrebbe pagato segretamente una commissione di 12 milioni di dollari, depositata su un conto in Svizzera, per realizzare in Tanzania un controverso sistema radar militare.

La commissione è pari al 30 per cento del prezzo della fornitura.
L’ammissione è venuta da Sailesh Vithlani, un mediatore con consolidate relazioni con esponenti militari e del governo della Tanzania, e dal suo socio d’affari Tanil Somaiya, nell’ambito dell’indagine avviata due anni fa dal Serious Fraud Office britannico. Lo scrive il Guardian. Rispondendo al quotidiano, Vithlani ha detto di non aver effettuato pagamenti a funzionari governativi, con soldi provenienti dal conto svizzero, “in Tanzania”. Alla domanda se fossero stati effettuati pagamenti a terzi fuori dalla Tanzania, Vithlani si è limitato a dire di aver risposto a tutte le domande della polizia britannica, quando questa si è recata nel Paese africano. La commessa fu difesa, nel 2001, dal primo ministro Tony Blair, con l’opposizione d’altri componenti del Gabinetto, capeggiati dal ministro delle Finanze Gordon Brown. L’affare era stato contestato anche dalla Banca Mondiale, che aveva sollevato obiezioni sulla necessità di un sistema di controllo aereo militare, anziché civile, dal momento che la Tanzania possedeva solo otto aerei militari e il sistema di controllo aereo scelto costava dieci volte di più del necessario. Inoltre, secondo l’International Civil Aviation Organisation, il sistema non era adeguato per il controllo del traffico aereo civile. L’acquisto del sistema di controllo aereo fu finanziato attraverso un prestito di 76 milioni di dollari della Barclays Bank e la Tanzania pagò il debito con i fondi elargitigli dal governo britannico, destinati allo sviluppo sostenibile, tra cui l’istruzione primaria.
Bae Systems ha dichiarato di collaborare con il Serious Fraud Office, negando ogni comportamento scorretto. Intanto, l’Ocse ha avviato un’indagine sulla decisione del governo Blair d’interrompere gli accertamenti su Bae Systems, per sospetta corruzione in Arabia Saudita, attraverso l’utilizzazione di fondi neri pari a 114 milioni di dollari (Vedi Left n.1 del 5 gennaio 2007). L’inchiesta vuole appurare se è stata violata la Convenzione Ocse contro la corruzione, firmata anche dalla Gran Bretagna, insieme ad altri 35 Paesi. A dicembre il governo aveva dichiarato in Parlamento che i servizi d’intelligence britannici avevano condiviso il giudizio secondo cui il proseguimento delle indagini su Bae avrebbe messo a rischio la sicurezza nazionale, perché i loro colleghi minacciavano d’interrompere la loro collaborazione. In gennaio, scrive ancora il Guardian, il capo del servizio d’intelligence britannico MI6, John Scarlet, ha detto di non aver avuto alcun segnale in tal senso e si è rifiutato di sottoscrivere una prima versione della lettera del governo all’Ocse, dove si affermava il contrario.
www.rsinews.it

a cura di Beniamino Bonardi

 
< Precedente   Prossimo >
 
Federalismo, governo in bilico
Arsenico e vecchi rubinetti
L'Aquila, e la chiamano ricostruzione
La guerra di Gianfranco
Da Tangentopoli a mani sporche
Fiat, ciao Italia e grazie di tutto
Verbali volant
Protezione civile: Tremonti “azionista”
Fiat, Punto su Belgrado
Cie, diritti “sedati”
Balcani, imperialismo energetico
Agazio Loiero: «È l’ora di cambiare rotta»
Troppe attese per il nuovo Pd
Territorio, Sabina cuore di cemento
Antonio Di Pietro: Bertolaso dica ciò che sa
Gioacchino Genchi: se provano a fermarmi...
Puglia, peggio di Tangentopoli
I servitori infedeli nell’era delle stragi
Obama, la sua Africa
G8, quel che resta di Genova
L’altra faccia dell’Iran


Crociate d’Olanda
Cecenia infinita
L’incognita iraniana
Niger, colpo di Stato democratico
Usa, il domani che verrà
Messico e inferno
Dubai, sogni infranti nella sabbia
Tempo d’India
Derivati, la rivincita
Obama alla corte del Dragone
La sete di Baghdad
Chi ha paura del Balucistan
Africa, in fila per la democrazia
Di carbone e di altre sciocchezze
Un po’ di rosso sopra Berlino
Tutti pazzi per l'atomo
Chernobyl bosniaca
Kurdistan, quale futuro
Gabon, il voto sa di broglio
Afghanistan, aspettando il futuro
Duello al Sol Calante
Iraq, il bottino impossibile


Lombardo, uomo del “fare”
Preti & prede
Nome in codice Oriente
La decapitazione del Gotha
È Mafiagate
La Capitale alemanna
Lo sciopero della fame dei malati di Sla
Calvario Cucchi
Nucleare? Signorsì
Appalti, e il controllore finì sotto inchiesta
La guerra delle pale a vento
Sindona fa sempre scuola
Processi, ora Marcello ha paura
Emergenza casa, business della Chiesa
Berlusconi ha fatto un Boffo
Fiumicino, atterraggio nel Terzo mondo
I veleni di Tito Scalo
I prof di religione non danno voti
Lo Stato fallisce, la mafia fa profitti


L’essere umano al centro della politica
La Pietra dello scandalo
Ulipristal, una pillola tutta da scoprire
Un papato di passaggio
Lo scienziato che cerca l’io
L’avventura chiamata Raistereonotte
Ru486, la piccola Commissione degli orrori
Signori, non siamo la tv
In ricerca di pace
Il flusso libero di Zaha Hadid
Il logos e le donne
Joumana Haddad: donne e libertà
La fabbrica delle donne
La laicità non è una bestemmia
In cerca della Terra gemella
Quando il regime confinò il pensiero
Gobetti, libertà e rivoluzione
L’altra faccia del socialismo
Cartesiani ancora tra noi
La scelta di Rebiya
Dopo Nietzsche, Lilith
La democrazia apparente
Il Dna non è razzista
Cristianesimo, la superstizione vantaggiosa


Euro: né alto né basso, né sopra né sotto
L’autostrada della sola
Il quarto sindacato
La rivolta di Atene
Chiesa radioattiva
I furbetti della crisi
Fondi Fas, uno scippo al Mezzogiorno
Tutti gli abusi delle statistiche
Padrone di casa esentasse
La sostenibile pesantezza del debito
Dove Sacconi separa Brunetta unisce
Una morsa globale stritola la Nortel
Un milione di posti di lavoro. In meno
Innse, i guai non finiscono
Enasarco, la resistenza degli inquilini
L’Italia in paradiso. Fiscale
Fiat, con i quattrini degli altri
Luciano Gallino: il crack coi nostri soldi
I bugiardi dell’ottimismo

Ed. Altritalia soc. coop.
P.I. 06811331005
Libertà Eguaglianza Fraternità Trasformazione
LEFT Avvenimenti © 2009
 
spacer