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La scoperta dell'acqua calda Stampa E-mail
Left n.1 del 5 gennaio 2007«L’umanità non ha mai pagato la pioggia. Invece oggi noi la paghiamo, in bottiglia, cinque sei volte più del petrolio. Ma chi lo dice? Nessuno. Su questo argomento va rifatta l’informazione». E Beppe Grillo svela il segreto dei ricercatori dell’Università di Zurigo.
di Andrea Purgatori


Beppe Grillo, cominciamo l’anno parlando di acqua. Il decreto Bersani sulle liberalizzazioni sancisce che è un bene pubblico ma secondo qualcuno non ne dà una definizione sufficientemente chiara...
Bersani si distingue per essere una delle persone più subdole che abbia mai visto su questo pianeta. È un violentatore semantico. Uno che agisce furbescamente sulle parole. È quello che nella legge sulle energie rinnovabili che tutti quanti finanziamo pagando la bolletta dell’Enel, all’ultimo minuto ha aggiunto e assimilati. Energie rinnovabili e assimilati... depistando con una parola tre miliardi di euro l’anno.

Sono dei bei soldini.
Eh, sì. Una finanziarietta. Ma poi ci ha riprovato. Per risolvere il problema degli inceneritori è stata fatta una legge che limita il finanziamento agli impianti costruiti fino al 31 dicembre 2006. E lui, con la sua violenza semantica, ha tentato di sostituire costruiti con autorizzati. S’immagini che sarebbe successo. Sotto natale avrebbero fatto a gara ad autorizzare qualsiasi cosa.

E su questa faccenda dell’acqua?
Si è espresso esattamente come l’amministratore delegato della Nestlé, il quale ha detto che l’acqua è un alimento e va trattato così. Sono persone di sinistra - che ormai non si capisce più cosa voglia dire - però molto dalla parte delle community. O, come piace dire a loro, delle public company. Perché adesso le chiamano con queste parole buone. Il trucco è sempre lì.

Violenza semantica.
Fatta con le parole buone. Prenda la parola municipalizzate. Evoca qualcosa del tuo municipio, qualcosa di buono. Invece sono società quotate in borsa, e come unico scopo hanno quello di incrementare i dividendi degli azionisti.

Vabbè, allora non c’è difesa.
Come no, basta mettersi seduto vicino un professore di linguistica. Qualcuno che ti aiuti a scoprire quali sono i meccanismi delle parole che a volte hanno due o tre significati su cui poi si basano tutte queste leggine, questi emendamenti. In una Finanziaria loro ne fanno 1.200, 1.300. Figuriamoci, non sanno neanche di cosa stanno discutendo.

Torniamo all’acqua.
Le dico questo, nel mio spettacolo avevo due cavi. Quello dell’energia e quello dell’informazione. Sono i due fili che ci entrano dentro casa, giusto? E chi li controlla può esercitare qualsiasi tipo di potere. Cioè, tiene l’umanità per i coglioni. Beh, adesso si è inserita anche l’acqua. E sta diventando come il petrolio. Anzi, ultimamente chi ha investito in acqua negli hedge funds o nei derivati, ha fatto più soldi che con il petrolio. Nonostante all’orizzonte si fosse accesa qualche luce...

Di che luce parla, scusi?
Di quando la presidenza del più grande acquedotto europeo, quello pugliese, era stata affidata al professor Petrella. Che però, come ha cominciato ad affrontare il problema nelle città e nei paesi, ha dovuto dare le dimissioni. Perché il problema non è l’acqua, il problema sono le spa. Il nocciolo sta lì. Quando si inserisce una spa a gestire un bene pubblico, scompaiono i cittadini. Prenda le banche. Una volta erano viste come il motore dello sviluppo di una società. Penso agli artigiani, alle confederazioni. Oggi, il concetto è ribaltato. Come ha detto uno dei più grandi banchieri della sinistra, un certo Profumo di Genova: dello sviluppo della società non me ne frega più di tanto, quello che mi interessa è lo sviluppo degli azionisti della banca.

Che l’acqua sia un grande affare si capisce benissimo guardando la pubblicità televisiva. Cellulari. Automobili. E acqua minerale...
Certo, infatti si tratta di rifare l’informazione sull’acqua. Partendo da un principio fondamentale. Che l’acqua è pioggia. E l’umanità non ha mai pagato la pioggia. Invece oggi la paghiamo in bottiglia cinque sei volte più del petrolio. Ma chi lo dice? Nessuno. Silenzio generale. Come sul lavoro dei ricercatori dell’università di Zurigo. Hanno messo a punto un progetto straordinario che sta salvando milioni di vite nei Paesi del Terzo mondo. Io la chiamo: la scoperta dell’acqua calda...

Sarebbe?
Semplice. Hanno preso dell’acqua fortemente inquinata, di fogna, piena di escrementi. Faccia lei, acqua marrone. E hanno scoperto che mettendola in una bottiglia di plastica trasparente, senza etichette, e lasciandola al sole per sei ore sul tetto di lamiera o anche davanti alla capanna... beh, diventa potabile. Questa è la scoperta dell’acqua calda. Digitare www.sodis.ch per credere. Lo dica, lo scriva.

È il riscatto della plastica.
È il trionfo della plastica. Io l’ho sempre detestata. Qua è un rifiuto da incenerire, che poi finisce che ce lo respiriamo in miliardi di nanoparticelle. Là salva la vita a milioni di individui e di bambini. Acqua di fogna in una bottiglia di plastica, sei ore sotto i raggi Uva e se la bevono. Pensi tutti gli investimenti per dissalare, disinquinare, i filtri, le industrie che vanno a portare macchinari... e poi si scopre che la grande tecnologia è soltanto la conoscenza. Però bisogna parlarne, farlo sapere. E se non lo fanno, si vede che per qualcuno non è un affare.

Infatti pompano l’acqua minerale sul mercato e non spiegano che nel novantacinque per cento del Paese quella del rubinetto è potabile. E pure buona.
Questa storia dell’acqua minerale deve finire. Siamo i primi produttori mondiali, con fatturati di centinaia e centinaia di milioni di euro. Pagano le concessioni una miseria. Gli permettono di usare sostanze tipo l’arsenico, che nell’acqua potabile non devono esserci...

Se nessuno lo dice...
Infatti. Ci sono libri meravigliosi su queste società con tutti questi intrecci, tipo quelli che ha scritto Giuseppe Altamore. È una questione di cultura. E di informazione. Se il servizio pubblico cominciasse a battere su questo tasto, a spiegare che se proprio vuoi essere sicuro di quello che mandi giù basta che applichi al rubinetto un filtrino o una lampadina a raggi Uva. Oppure lasci la brocca piena d’acqua una mezzoretta sul tavolo, finché va via tutto il cloro... poi la bevi.

Alla faccia dell’uccellino di Del Piero.
Ecco. Ma fare una bella controinformazione spetterebbe al servizio pubblico.

Che non la fa.
Perché nessuno investe nel buonsenso. Le merendine del Mulino Bianco sono soldi. Ma sul pane, sale e olio non investe nessuno. Questo dovrebbe fare il servizio pubblico. Togliersi tutte queste minchiate di pubblicità che sono evitate come la peste da milioni e milioni di persone, che ormai hanno una destrezza a cambiare canale... anche se loro hanno la controdestrezza di rifartele vedere subito su un altro canale, perché si sincronizzano al centesimo di secondo. Comunque, ora c’è uno strumentino che costa niente, lo applichi al televisore e salta tutta la pubblicità. Tanto è solo questione di tempo. Stiamo andando verso una diversa qualità dell’informazione...

Ci andremo davvero?
Ma sì, ma certo. La rete ingloberà tutti questi media agonizzanti. Poi non so se quello che verrà sarà meglio o peggio. Ma sicuramente sarà diverso.

Sicuramente sarà più libero.
Almeno la pubblicità sarà mirata, che è poi quello che interessa a chi produce qualcosa. Far vedere il prodotto ai potenziali clienti. Mica a milioni di persone a cui non gliene fotte nulla.

Dall’acqua all’alcol. Altro grande affare, stavolta sulla pelle dei ragazzi.
C’è una manovra schifosa per inoculare dosi minime di alcol nelle bibite che bevono i giovani. Cominciano a fargli bere un cinque, sei per cento di alcol nei loro succhi di frutta per poi abituarli a dosi sempre maggiori. È un’operazione subdola e pericolosa. Perché se ho diciotto anni e voglio bere alcol, scelgo un whisky. Mica me lo vado a bere già mischiato con l’ananas. L’alcol crea dipendenza e sconvolgimenti nell’organismo, molto più che uno spinello. Questo non lo dicono ai giovani.

Che ormai la sera escono e vanno a cocktail o birra.
Il guaio è che se ne fanno otto, dieci di birre. Questione di educazione. Quando ci sono quei cosiddetti eroi del motociclismo che si fanno vedere su una moto a duecento all’ora con una birra in mano... mandano un messaggio vergognoso. È come quando gli attori fanno la pubblicità in televisione per convincere la gente a indebitarsi, a impegnarsi il quinto dello stipendio. Sono cose che dovrebbero essere proibite.

Anche qui, l’informazione è latitante.
Ma certo. Il problema dell’alcolismo viene fuori solo quando un ubriaco investe qualcuno sulle strisce, ma poi neanche tanto. Eppure fa migliaia di morti, molto più delle droghe pesanti.

Il fatto è che l’intreccio degli interessi è fortissimo.
Pensi solo a questa pubblicità estrema che si sta facendo sul vino. Il vino è diventato onirico, sublime. Beh, teniamo presente che nel vino c’è alcol. Invece quelli ti fanno anche credere che fa bene, che dentro c’è la sostanza che allarga le arterie... girala come ti pare, è sempre questione di grano. C’è sempre dietro questo cazzo di grano. Ormai vogliono guadagnare su tutto, sulla vita stessa delle persone. Insomma, io vedo queste finanziarie che si appropriano dei desideri della famiglia...

La bella vita a rate.
C’è un fatto sintomatico. Se lei va a comprare una cosa, qualsiasi cosa, e la paga subito e in contanti, paga di più. Se invece paga a sei mesi in una rata unica, la paga col venti per cento di sconto. Io ho qui i contratti. Hanno una cinquantina di clausole vessatorie scritte a caratteri piccolissimi, che non si riescono a leggere. Ma la gente firma lo stesso perché ha il venti per cento di sconto a sei mesi senza interessi, però non si rende conto che così apre il finanziamento di un credito. E se non paga, scattano le rate mensili a un tasso che alla fine fa costare quella cosa quasi il doppio. Un meccanismo automatico, perché fa parte delle clausole contenute nei documenti iniziali. Beh, sembra incredibile ma c’è la coda per fare questi contratti. Vecchietti, gente che non viene informata. Vanno in banca o alla finanziaria, cedono i dati personali, i propri e quelli del coniuge, la dichiarazione dei redditi e tutta una quantità di dati sensibili che poi vengono rivenduti. E dopo sei mesi succede che se uno si ricorda, bene. Ma siccome dipende da loro, se te ne ricordi...

Perché, in mano non ti lasciano nulla?
Assolutamente nulla. E metti che il bollettino non arriva, metti che ti dimentichi che devi pagare o che non hai i soldi, allora sei fottuto. Hai firmato il contratto, il finanziamento è partito e possono portarti via pure la casa.

Basta che iscrivano un’ipoteca e la banca sospende il credito.
Certo, e lo fanno con una grinta e una violenza inaudite. Mettendo la gente in ginocchio per un televisore. Pensa tu che sistema abbiamo tutti davanti agli occhi con un governo di sinistra. Questa è la vera pornografia. Quindi, immaginiamo delle cose basilari come l’acqua se non le acchiappano immediatamente. Perché io posso non andare in macchina, oppure posso non comprarmi un televisore. Ma non posso non bere. E su questo vanno fatte le battaglie. Io coi miei ragazzi, trentamila ragazzi, le sto facendo. Con padre Alex Zanotelli, ad esempio, contro la privatizzazione dell’acqua in Campania. Ma anche con Petrella, con la moglie di Mitterrand. Altro che Finanziaria, i Suv e l’Ici. Sono queste le grandi battaglie che dobbiamo portare avanti. Per passare da un’economia di piromani e petrolieri sottotraccia, alla luce, al sole, alla leggerezza, all’efficienza. All’acqua che deve essere un bene ripartito e fino a un certo punto anche gratuita. Io la vedo di nuovo così, e senza fare dicorsi di statalismi. La modica quantità va applicata all’acqua, non alla marijuana.

La modica quantità d’acqua è quella che ti fa campare.
Appunto. E poi che tutto sia in rete e i cittadini possano monitorare i conti, gli investimenti, dove finiscono i soldi. Fino alla lira. La mia proposta è che tutto venga messo in rete, per legge.

Tanta acqua per questo 2007, Grillo.
Tanta e per tutti. 

5 gennaio 2007

 
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