Pinochet è morto, ma resta la sua Costituzione e il “suo” liberismo. Parla Patricia Verdugo, la giornalista più odiata dal vecchio regime. di Daniela Preziosi
«Non so che Cile sarà, quello del dopo-Pinochet. Resta in vigore la Costituzione che lui ha varato e la sua legge dell’amnistia. In più, le basi del sistema economico ultraliberista del Paese, sono le stesse che ha stabilito lui. E ancora non troviamo i corpi dei prigionieri che furono fatti sparire durante la sua dittatura». Non c’è nessuna allegria per Patricia Verdugo, nei giorni della morte del generale Augusto Pinochet. Lei, forse la più importante giornalista del Cile, ha perso un padre durante la sua dittatura. Da poco è uscito in Italia Gli artigli del Puma (Sperling&Kupfer, 320 pagine, 17, 50 euro), un’inchiesta sulla sanguinaria macchina da desaparicion guidata dal generale Sergio Arellano Stark. In Cile è uscito 17 anni fa, ed ha consentito al giudice Guzman di aprire l’inchiesta. Le abbiamo chiesto come proseguirà il corso della giustizia nel suo Paese, ora che il massimo responsabile dei 3.500 desaparecidos e delle migliaia di esuli e violazioni dei diritti umani, è morto.
Che succederà, secondo lei, dei tanti processi che vedevano Pinochet imputato? Pinochet sarà sollevato definitivamente da tutti i processi che lo stavano ormai inseguendo. Così dice l’articolo 93 del Codice Penale. E i pinochettisti, in questi giorni, hanno gridato per le strade la loro allegria perché non è mai stato condannato.
In Cile, in questi ultimi anni, il cammino per la giustizia è andato molto avanti, a partire dall’inchiesta sul Caso Riggs. E poi con le inchieste sulle torture a Villa Grimaldi, sull’Operazione Condor e l’Operazione Colombo, sulla Carovana della Morte. Sembrava che finalmente la ruota della giustizia girasse dalla parte giusta. Era così? Portarlo davanti ad un tribunale è costato moltissimo. Nei primi otto anni di transizione, non si era potuto. Perché Pinochet aveva conservato una buona fetta di potere come capo dell’esercito. E quando lasciò l’uniforme, la sua Costituzione è rimasta in vigore. Questo gli ha permesso di restare nel Congresso in qualità di senatore a vita. Era protetto da una cortina di ferro. Questo muro ha cominciato a sfaldarsi quando la giustizia spagnola ha ottenuto il suo arresto a Londra. Ma ha conservato comunque tanto potere che le forze armate e la destra hanno potuto fare pressione sul governo e ottenerne il rimpatrio. Ma per fare questo, il Cile si è dovuto impegnare prima, dinanzi al mondo intero, a giudicarlo. Sono così cominciati i processi. Per mantenere la sua impunità lo hanno dichiarato pazzo, demente. E così stavano le cose, fino a che gli Stati Uniti hanno chiesto e ottenuto informazioni sui conti segreti del dittatore. Lì è risultato evidente come maneggiava e gestiva quel denaro sporco, quella sua ricchezza illecitamente ottenuta. Abbiamo ottenuto che i tribunali lo dichiarassero soggetto processabile solo da due anni. Eravamo arrivati a questo punto, stavamo andando avanti con i processi... ed è morto.
Che ruolo ha avuto la “presidenta” Michelle Bachelet, ex torturata a Villa Grimaldi e figlia di un generale ucciso dalla dittatura, nell’avanzamento dei processi? Nessuno. I processi si sono potuti riaprire perché gli Stati Uniti hanno emesso l’ordine perentorio di prendere informazioni sulla corruzione di Pinochet.
Ha scritto un libro sulla Carovana della morte, molti anni fa. Ora viene pubblicato per la prima volta in Italia e negli Stati Uniti. Questo libro nel suo Paese ha una storia speciale, lo hanno letto in moltissimi ed ha svelato un meccanismo che era stato tenuto segreto in Cile, e anche rimosso. Cosa può dire al pubblico che lo legge per la prima volta? Gli artigli del Puma è un’indagine giornalistica realizzata durante la dittatura, che provò inconfutabilmente come veniva commesso un crimine di massa contro chi la pensava diversamente. Un crimine ordinato dal generale Pinochet in persona. È un libro che permette di capire quello che è successo in Cile e che è stato usato in molte scuole di giornalismo del mondo come esempio di un’inchiesta in un luogo dove i tribunali della giustizia non funzionano. Spero che la sua lettura serva anche agli uomini e alle donne che vestono un’uniforme, visto che in questa storia c’è anche la tragedia degli ufficiali e dei sottufficiali che si trovarono stritolati nel passaggio da una democrazia a una dittatura.
15 dicembre 2006 |